Come siamo

La faccia della gente è uno specchio. Il primo specchio dell’anima di una terra. Negli occhi degli indigeni, prima ancora che nei loro accenti, si legge la loro natura. Specialmente se i nativi sono montanari e non sprecano parole. Alto o basso, grasso o magro, biondo o scuro, l’homo sapiens, per la scienza, appartiene a una sola specie. Eppure uno svedese è diverso da un greco, una donna trentina è diversa da una donna tailandese. In che cosa consistono queste diversità fisiche?
Esistono davvero uno o più tipi fisici trentini?
Da qualche tempo l’antropologia fisica è stata accantonata, caduta in disgrazia a causa degli errori commessi in passato, dei pregiudizi dei suoi primi studiosi e delle insostenibili conseguenze di alcune teorie. Quella sulla superiorità di alcune stirpi, sposata dal nazismo e dal fascismo, fu la più delirante. Ma non è detto che per questo si debbano buttare tutte le misurazioni del corpo umano e le riflessioni fatte, per esempio, dallo scienziato trentino Giovanni Canestrini.
C’è chi afferma che il tipo trentino, per dirla nel dialetto locale, si può “tor fora”, letteralmente prendere fuori, cioè riconoscere dal forestiero a colpo d’occhio. Realtà o fantasia? Esistono davvero uno o più tipi fisici trentini? In altri termini, siamo quella che a volte viene grossolanamente chiamata una razza? No, naturalmente. Va detto però che l’antropologia fisica conosce un tipo alpino (non una razza!) che, come vedremo, ha caratteristiche ben determinate. Quanto alle fattezze somatiche dei trentini, c’è chi vi ravvisa delle costanti di valle, chi invece giudica impossibile - a causa delle origini miste, e dei molti incroci - delinearne un identikit. Si tratta comunque di una ricerca “pericolosa” per il suo portato politico: è un argomento affascinante ma anche scottante, che in passato ha generato scintille nello scontro tra scuole scientifiche diverse, quella italiana e quella tedesca. Leggendo in maniera diversa i tratti somatici dei trentini, ciascuna tirava acqua al proprio mulino.
Un dibattito poco noto e ancora sorprendente. Dimmi che cranio hai e ti dirò chi sei.
Gli studi ottocenteschi sul cranio dei trentini, in particolare, sono un po’ sospetti. La craniologia, a quell’epoca, soffriva di attacchi e di influenze che non la rendevano una scienza del tutto libera: sbugiardata dalla Chiesa (come tutta l’antropologia positivista), spesso forzava i risultati per giungere a conclusioni “troppo” evoluzionistiche. Per altro verso sconfinava nella criminologia: avere il cranio o le orecchie fatte in un certo modo significava essere portati, automaticamente, a delinquere. Era difficile, insomma, misurare nasi e arcate sopraccigliari senza fare in qualche modo discriminazione sociale e persino propaganda politica.
E difficile è rimasto. In molti discorsi sulle radici, esasperatamente autonomisti, scorre ancora linfa bollente. L’invito è a stare sempre in guardia in presenza di facili generalizzazioni. Questa sezione, dedicata con un pizzico di ironia all’aspetto esteriore della gente trentina, ripercorre le tappe di un dibattito poco noto e ancora sorprendente. Dimmi che cranio hai e ti dirò chi sei.