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Una
curiosa ricerca dello storico Danilo Mussi ha messo in luce le vicende di una dinastia di
giganti, originari della val di Ledro. Per capire lo straordinario successo che ebbe il più
famoso e il più smisurato tra loro, soprannominato el Popo, occorre fare cenno allinteresse
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el Popo nasce a Bezzecca nel 1726, a ventanni misura due metri e sessanta, ed è forse
luomo più alto del mondo
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per i freaks maturato tra il Settecento e lOttocento. Lintramontabile interesse per le
deformità - un misto di voyeurismo e di compassione aveva infatti prodotto unantropologia
ai confini con il museo degli orrori. A quellepoca diversi mostri umani, nani, giganti,
obesi, androgini e altre anomalie note alla medicina, si esibivano al circo come fenomeni da
baraccone. Il tendone del circo americano Barnum forniva al visitatore uno spettacolo in cui
pareva che Dio si fosse divertito a sbagliare e a confondere le creature. Cerano Jojo,
luomo-cane siberiano con il viso totalmente ricoperto di pelo. Cera la regina Mab che a
ventanni misurava cinquantasei centimetri e pesava nove chili. Cera la bella Francis
OConnor detta la Venere di Milo perché, come la statua classica, mancava delle braccia.
Cerano diversi esemplari di fratelli e sorelle siamesi e John Merrick, il famoso uomo
elefante.
Il Popo di Bezzecca (due metri e sessanta centimetri di
altezza), fu probabilmente luomo più alto del mondo. Da Danilo Mussi, I
giganti della Valle di Ledro, Editrice Rendena, Tione, 1997.
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La storia del gigante della Val di Ledro sinquadra in questo panorama. Bernardo Gilli
detto el Popo, nasce a Bezzecca nel 1726. A ventanni misura due metri e sessanta, ed è forse
luomo più alto del mondo. Il giovane colosso per qualche tempo rimane in paese, dove strabilia
i compaesani caricandosi enormi slitte cariche di fieno sulle spalle. Nel 1745 viene notato da
Giambattista Perghem, detto Carattà, un equilibrista di Nomi che torna carico di glorie al
paesello nativo. Il Carattà intravvede subito il business, come si direbbe oggi, e si porta
via el Popo per impartirgli sei mesi di apprendistato. Vestiti da turchi i due si esibiranno
davanti a papi e regnanti. Quando il Carattà, a un certo punto, decide di rientrare, il gigante
è ormai lanciato. Con due servitori viaggia da Madrid a Varsavia, da Roma a S. Pietroburgo,
esibendosi in straordinarie prove di forza. Tanto che un signore di Venezia, sospettando un
inganno, paga una bella somma per vederlo allopera completamente nudo. Nonostante le proporzioni
erculee, sappiamo da una testimonianza dellepoca che il volto di Bernardo Gilli non spicca
ferocia, sibbene una tal quale bonarietà da montanaro.
Il gigante aveva disposto nel testamento che i suoi nipoti utilizzassero il suo scheletro a
futura memoria, per scopi scientifici. Il suo cadevere verrà quindi ceduto a un chirurgo di
Riva del Garda, che provvederà a scarnificarlo. Il cranio e il femore del Popo finiscono
poi al Museo Civico di Rovereto, con un ritratto a olio a grandezza naturale e una smisurata
calza di seta. Nel 1872 in una sala del Museo roveretano viene allestita una vetrina con
alcuni passaporti e altri documenti personali del gigante. Purtroppo, tutto andrà perduto
durante la prima guerra mondiale, quando il Museo viene colpito da una bomba.
Bibliografia:
Danilo Mussi, I giganti della Valle di Ledro, Editrice Rendena, Tione, 1997.
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