I
metalli, per primo il
rame,
cambiarono la vita degli indigeni. La terra fu subito più facile
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La più antica testimonianza di attività metallurgica trovata in Italia settentrionale
proviene da Romagnano, poco più a sud di Trento
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da spaccare, i tronchi di faggio divennero teneri da tagliare e così anche le pance dei
rompiscatole. La scoperta dei filoni cupriferi generò unentusiastica corsa al minerale
racchiuso nella
magica pietra turchina

,
le cui vene spiccavano sulla roccia grigia (Val
dei Mocheni, Calceranica). Senza contare la fatica dei minatori e dei trasportatori, il
processo di arrostimento del grezzo e di fusione della metallina era lungo e molto
elaborato. Nonostante allopera partecipasse buona parte della comunità, il mistero
della fucina contribuì ad esaltare le figure dei fabbri fusori, che lavoravano circondati
dal terribile puzzo di anidride solforosa liberato dai bracieri. I fabbri erano veri e
propri guru: i loro forni (cè una prova, viene dalla Val Sarentino) erano luoghi di
culto.
La più antica testimonianza di attività metallurgica trovata in Italia settentrionale
proviene da
Romagnano
poco a sud di Trento, dove scende il rio Bondone. A tuttoggi vi
si trovano slacche, cioè scorie di fusione. Al Loch di Romagnano devesserci stato un gran
via vai di commercianti, clienti, barattatori, ladri, spie industriali, apprendisti, collezionisti,
turisti e curiosi, sicuramente più di adesso. Pare che si bevesse anche
una birra dorzo, servita in speciali boccali a campana. La produzione di oggetti in rame e in
bronzo,
era anche orientata allesportazione. I metallari del Loch avevano un gusto
un po punk. A volte seppellivano i morti sotto il pavimento della grotta, come a Castelcorno,
vicino a Patone (Isera). Spesso praticavano il culto del cranio, con rituali di seconda
sepoltura del solo teschio. Il cranio, infatti, è la migliore parte del tutto di una
persona. Del resto, ancora oggi è soltanto la testa che si vede in molte fotografie poste
sulle lapidi tombali dei cimiteri.
Siamo al Loch di Romagnano, poco a sud di
Trento, dove scende il rio Bondone. Nella vignetta vediamo il lido (a sinistra)
un venditore di
pugnali di rame e un bimbo che fa capolino da un orcio di terracotta.
Questultimo particolare è tragicamente realistico: a quellepoca i
bambini defunti venivano sepolti dentro grossi vasi.
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Gli archeologi fanno risalire allEtà del Rame le sedici statue stele trovate in Trentino-Alto
Adige. Queste enigmatiche sculture antropomorfe, fatte di pietra, portano incise figure di
armi e di gioielli che furono sicuramente forgiati in rame. La nuova tecnologia dilagava, era
quasi diventata una mania. Dare la forma desiderata a un materiale duro come il metallo era
una bella soddisfazione. Soprattutto se gli oggetti forgiati servivano a spaventare i nemici
e a confezionare monili per conquistare le fidanzate. Cè da aggiungere che alla produzione
di selci scheggiate e alla fusione del metallo poniamo per fare un coltello - presiedono due
logiche diverse. Nonostante i colpi richiedessero molta maestria individuale, appresa da
tutti, sin da bambini, la prima è di tipo o la va o la spacca. Nella fusione, invece, il
risultato dipende da una lunga procedura a partecipazione collettiva, dovè cruciale una
direzione lavori, anche per risolvere problemi in caso di emergenza.
I forgiatori di oggetti di rame, stagno, bronzo e ferro, hanno saputo piegare la potenza
del fuoco ai loro scopi, a volte facendone le spese. Non cè dubbio che tra di loro vi fosse
uno speciale corpo di pompieri volontari sempre pronti a domare gli incendi, così come cè in
Trentino, oggi. I metallari della preistoria ci hanno tramandato il senso pratico e una
passione metalmeccanica, se è vero che i Trentini del Duemila adorano ancora i negozi di
ferramenta. Innegabilmente, dai metallari abbiamo anche ereditato un certo gusto per
lartigianato artistico.
Bibliografia:
Giuseppe Sebesta, La via del rame, Monografie etnografiche trentine, Museo degli Usi e Costumi
della Gente Trentina, San Michele allAdige 2000.
AA.VV., Quando le cattedrali erano verdi: antichi culti del Trentino, a cura di Paolo
Bellintani, Provincia autonoma di Trento. Ufficio Beni Archeologici, Trento 2000.
Annaluisa Pedrotti (a cura di), Le statue stele di Arco, Museo Civico di Riva del Garda
Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Trento, 1995.
Renata DAmico, Similaun, Erre emme edizioni, Roma 1996 (romanzo archeologico).