Intorno
alla conca di Trento, durante la costruzione dellautostrada del Brennero, sono stati
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Questi ripari stanno vicino ai
corsi dacqua e a ridosso della roccia, come al Loch di Romagnano, alle Vatte di Zambana e al
Gabàn di Martignano
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trovati diversi pozzi glaciali che funsero da case per i trogloditi. Non si tratta di vere e
proprie caverne, ma di sottobalconi o tetti di roccia naturali. Questi ripari stanno vicino ai
corsi dacqua e a ridosso della roccia, come al Loch di Romagnano, alle Vatte di Zambana e al
Gabàn di Martignano. I ruspisti delle cave di ghiaia che scavano nel materiale detritico, di
solito, non li amano molto, poiché lUfficio Beni Archeologici (ovviamente) blocca i lavori.
Sopra labitato di Mezzocorona, nel 1995, è stata scoperta la
Nonna del Trentino

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I frequentatori dei ripari sottoroccia del Mesolitico
seguivano una dieta da raffinati buongustai, a base di frutta, molluschi,
crostacei, uova e tartarughe di lago.
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una donna
sepolta dentro un buco nella roccia, ottomila anni fa. Non sarà un australopiteco vecchio tre
milioni di anni, come la Lucy africana, ma sinora, insieme con un simile ritrovamenteo alle
Vatte di Zambana, è lo scheletro più antico trovato in regione.
I cavernicoli del Mesolitico non costruivano case con il caminetto, ma accendevano falò
sottoroccia, dove arrostivano spiedini di tasso e di donnola. Dallo studio dei loro avanzi
di cucina esce un profilo di veri buongustai:
a valle, dove erano scesi ad abitare da quando
il clima era migliorato, seguivano una dieta a base di frutta, molluschi dacqua dolce,
crostacei, uova duccelli acquatici e tartarughe di lago. Non che avessero rinunciato alla
caccia per darsi alla pesca. A caccia di stambecchi ci andavano, ma stagionalmente, magari
allestendo dei campi base come sul Lagorai o sul Colbricon, dopo aver coinvolto tutta la
famiglia per fare arponcini, lamette e piccolissime punte di freccia. I bivacchi dei
cacciatori mesolitici in Trentino sono un centinaio. Essi conoscevano bene i sentieri e
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I bivacchi dei cacciatori mesolitici in Trentino sono un centinaio
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si tramandavano di padre in figlio i segreti delle piste degli animali. Se non hanno
lasciato lapidi a memoria dei posteri, probabilmente è perché avevano altre
preoccupazioni.
I trogloditi, che non erano affatto rozzi e incolti, ci hanno lasciato in eredità un
carattere chiuso, un po da orsi. Ma anche un rapporto profondamente vissuto e mistico
con la montagna, che ci chiama e continua ad attirarci come una calamita. E poi la pazienza
e i tempi morti della pesca. Che a ben vedere morti non sono, perché nellattesa del pesce,
ieri come oggi, il cervello lavora, si fanno analisi e strategie, si prendono
decisioni.
Bibliografia:
Marco Avanzini e Michele Lanzingher, Il primo popolamento umano del territorio lagarino,
in Dalle radici della storia, a cura di Umberto Tecchiati, Museo Civico di
Rovereto/Comune
di Villa Lagarina, Rovereto 1996.