Intorno
al quinto millennio avanti Cristo lantropologia del Trentino prende unaccelerata.
Vicino a Maso Pasquali, poco sopra Trento nei pressi di Martignano, cč un riparo sottoroccia
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Nessuno sa come si chiamassero veramente le bocche quadrate
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Questa statuetta, ricavata da un ciottolo, č stata rinvenuta
nei livelli del Neolitico antico del riparo Gabān, poco sopra Trento. Misura
poco pių di tredici centimetri. La sua foggia č talmente curiosa che lo storico
dellarte Nicolō Rasmo la giudicō un falso.
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per gli attrezzi, usato da un contadino che porta un grande mantello, un
gabān, in dialetto.
Nel 1971 dallo strato neolitico del cosiddetto
riparo Gabān,
escono oggetti mai visti prima: clamorosa, la
Venere
in osso. Saltano fuori anche un femore umano lavorato a serpentine
geometriche - forse un flauto, forse uno scettro - e un
personaggio calvo con la bocca
spalancata, scolpito in un ciottolo. Siccome somiglia a unillustrazione del Corriere dei
Piccoli, tra gli storici dellarte nasce uno scandalo e cč chi lo denuncia addirittura
come un falso. Ma i Gabāni non erano falsi, erano un gruppo di persone evolute, che
probabilmente avevano una religione - cč chi dice che il Gabān fosse un santuario - e uno
spiccato
senso artistico.
Tanto forte, da rimanere affascinati dalla tribų delle Bocche
Quadrate, che da qualche tempo frequentava la zona.
Nessuno sa come si chiamassero veramente le Bocche Quadrate, ma si sa che provenivano dalla
pianura padana e che ovunque andassero portavano la loro nuova moda, cioč quella di
modellare brocche e bicchieri a bocca quadrata. Ma questi nuovi coloni che usavano dipingersi
il corpo a bissaboe colorate, non erano soltanto geniali artistoidi, era gente che da tempo
aveva scoperto i vantaggi dellallevamento dei bovini e soprattutto dellagricoltura. Va da
sé che fecero colpo sui Gabāni. Probabilmente i trentini discendono da quelle unioni, da
matrimoni misti.
Nel Neolitico i falō diventano filō, nel senso che la sera si chiacchiera intorno al fuoco,
sgranocchiando semi e cereali. Si parla molto sia di quelli di gių, sia di quelli di su. I
primi trafficano con meravigliose conchigliette di mare, i secondi pare abbiano armi di un
materiale misterioso, uscito dal fuoco.
La svolta del Neolitico
č una grande apertura, forse
pių nei confronti delle tecniche e delle influenze che delle persone in carne e ossa: perché
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Nel Neolitico i falō diventano filō, nel senso che la sera si chiacchiera intorno al fuoco,
sgranocchiando semi e cereali
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per quanto esterofili possano diventare i montanari, i forestieri restano sempre forestieri.
Dal Neolitico esce il clero, inteso come classe sacerdotale esonerata dal lavoro in quanto
specializzata nella mediazione con le divinitā. Nel Neolitico fioriscono talenti artistici.
In questepoca, inoltre, il valore assegnato alla gravidanza per la moltiplicazione
delle risorse umane, come si direbbe oggi, porta a divinizzare la femmina, la cui
feconditā trova paralleli mitici, e poetici, con la germinazione periodica della frutta e
della verdura. A comandare, forse, pių che i Gabāni erano le Gabāne.