I Gabāni e le Bocche Quadrate

Intorno al quinto millennio avanti Cristo l’antropologia del Trentino prende un’accelerata. Vicino a Maso Pasquali, poco sopra Trento nei pressi di Martignano, c’č un riparo sottoroccia
Nessuno sa come si chiamassero veramente le bocche quadrate
Il falso del Gabān (29 KBytes)
Questa statuetta, ricavata da un ciottolo, č stata rinvenuta nei livelli del Neolitico antico del riparo Gabān, poco sopra Trento. Misura poco pių di tredici centimetri. La sua foggia č talmente curiosa che lo storico dell’arte Nicolō Rasmo la giudicō un falso.
per gli attrezzi, usato da un contadino che porta un grande mantello, un gabān, in dialetto. Nel 1971 dallo strato neolitico del cosiddetto riparo Gabān, escono oggetti mai visti prima: clamorosa, la Venere in osso. Saltano fuori anche un femore umano lavorato a serpentine geometriche - forse un flauto, forse uno scettro - e un personaggio calvo con la bocca spalancata, scolpito in un ciottolo. Siccome somiglia a un’illustrazione del Corriere dei Piccoli, tra gli storici dell’arte nasce uno scandalo e c’č chi lo denuncia addirittura come un falso. Ma i Gabāni non erano falsi, erano un gruppo di persone evolute, che probabilmente avevano una religione - c’č chi dice che il Gabān fosse un santuario - e uno spiccato senso artistico. Tanto forte, da rimanere affascinati dalla “tribų” delle Bocche Quadrate, che da qualche tempo frequentava la zona.
Nessuno sa come si chiamassero veramente le Bocche Quadrate, ma si sa che provenivano dalla pianura padana e che ovunque andassero portavano la loro nuova “moda”, cioč quella di modellare brocche e bicchieri a bocca quadrata. Ma questi nuovi coloni che usavano dipingersi il corpo a bissaboe colorate, non erano soltanto geniali artistoidi, era gente che da tempo aveva scoperto i vantaggi dell’allevamento dei bovini e soprattutto dell’agricoltura. Va da sé che fecero colpo sui Gabāni. Probabilmente i trentini discendono da quelle unioni, da matrimoni misti.
Nel Neolitico i falō diventano filō, nel senso che la sera si chiacchiera intorno al fuoco, sgranocchiando semi e cereali. Si parla molto sia di quelli di gių, sia di quelli di su. I primi trafficano con meravigliose conchigliette di mare, i secondi pare abbiano armi di un materiale misterioso, uscito dal fuoco. La svolta del Neolitico č una grande apertura, forse pių nei confronti delle tecniche e delle influenze che delle persone in carne e ossa: perché
Nel Neolitico i falō diventano filō, nel senso che la sera si chiacchiera intorno al fuoco, sgranocchiando semi e cereali
per quanto esterofili possano diventare i montanari, i forestieri restano sempre forestieri. Dal Neolitico esce il clero, inteso come classe sacerdotale esonerata dal lavoro in quanto specializzata nella mediazione con le divinitā. Nel Neolitico fioriscono talenti artistici. In quest’epoca, inoltre, il valore assegnato alla gravidanza per la moltiplicazione delle “risorse umane”, come si direbbe oggi, porta a divinizzare la femmina, la cui feconditā trova paralleli mitici, e poetici, con la germinazione periodica della frutta e della verdura. A comandare, forse, pių che i Gabāni erano le Gabāne.