Mamma i Romani!

Per i Romani, gli indigeni Reti non erano altro che “barbari” montanari. Si trattava dunque di
La controversia sulla romanizzazione del Trentino č ormai secolare
tenerli a bada, per garantire la viabilitą lungo la valle dell’Adige, fino e oltre il Brennero. Tridentum era una specie di stazione di servizio lungo la strada, una cittadina fortificata e attrezzata con uffici doganali. Se i nativi Reti potevano essere utili come traghettatori, ristoratori e guide turistiche, erano pur sempre valorosi partigiani (o fastidiosi briganti, secondo il punto di vista). “Tremendamente arroccati sulle Alpi”, come ce li descrive Orazio, davano parecchio filo da torcere a burocrati e legionari.
I Romani (45 KBytes)

Militaristi invadenti, ottimi architetti, impenitenti maschilisti. Ecco chi erano i Romani agli occhi dei Reti (e delle Rete).

La controversia sulla romanizzazione del Trentino č ormai secolare. Le pił recenti tesi archeologiche ipotizzano una colonizzazione culturale, piuttosto che un’invasione vera e propria. Ma il problema principale sta nello scollamento tra i dati archeologici e le fonti classiche. Ai cronisti di regime conveniva dipingere i Reti come “cattivoni”, e fare cosģ propaganda per i generosi generali della Cittą Eterna. Certezze non ce ne sono, almeno fino alla guerra retica del 15 avanti Cristo, che i Reti persero. Certo č difficile accettare l’idea di un esercito conquistatore, che schiavizzava i prigionieri, accolto a braccia aperte. Gli scontri pił cruenti avvennero nelle valli montane laterali di quella che i Romani poi chiameranno Retia. Quegli scontri hanno lasciato traccia nella memoria degli abitanti di Brentonico (la tribł dei Brčteni) e di Stenico (la tribł degli Stoni) nelle valli Giudicarie.
Quegli scontri hanno lasciato traccia nella memoria degli abitanti di Brentonico (la tribł dei Brčteni) e di Stenico (la tribł degli Stoni) nelle valli Giudicarie
Ma sono ricordati anche nel folklore della Val di Fassa. Qui, alla penetrazione dei Romani si opposero disperatamente uomini e donne di diverse tribł retiche. Una leggenda che probabilmente ha un fondo di veritą, racconta che i Reti fassani per non cadere vivi nelle mani degli invasori si suicidarono, mentre le donne usarono i figlioletti come armi; per dirla in lingua ladina: “N ultima la je trazea perfģn a i sudé nemģs i pģcoi ta l mus”, tradotto alla lettera: “Alla fine tiravano perfino ai soldati nemici i loro piccoli sul muso”.
Se volessimo proseguire nel gioco delle continuitą, cioč delle componenti culturali superstiti nei trentini d’oggi, dovremmo ricordare soprattutto la vocazione dei romani per la geometria. Infatti, per quanto presuntuosi, colonialisti e cavillosi, i Romani avevano il gusto dell’orientamento armonico del paesaggio ed erano ottimi geometri. Anzi, diciamo pure che avevano il pallino di misurare il territorio a maglie di reticolo (centuriae), e di regolarlo di conseguenza. E’ un po’ la stessa attrazione che i nostri contadini oggi provano per il metro e per il codice civile (linee di partizione, termini, controversie fondiarie, diritti di passo, usucapione, eccetera). Una passione che ha fatto ingrassare molti avvocati.



Bibliografia:

Gianni Ciurletti (a cura di), Il territorio trentino in etą romana, Quaderni della sezione archeologica Castello del Buonconsiglio, n° 2, Trento 1985.
AA.VV., Storia del Trentino, volume II, L’etą romana, il Mulino, Bologna 2000.