La Venere del Gabān

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Scultura in placchetta ossea, risalente al Neolitico antico, trovata al riparo Gabān, poco sopra Trento. Forse rappresenta la dea della feconditā.

La statuetta in osso di una donna, alta appena sette centimetri, č stata trovata nel 1971 al riparo Gabān, poco sopra Trento. La scultura, che risale al primo Neolitico - tra il sesto e il quinto millennio avanti Cristo - rappresenta una donna formosa,
La figura di una mitica Dea madre, legata alla procreazione
dai caratteri sessuali volutamente marcati. La vulva, in particolare, spicca bene incisa in primo piano, decorata da un graffito a fronde di conifera. Raffigurazioni del corpo femminile – donne superdotate in maniera caricaturale - erano giā state trovate in Europa nei livelli del Paleolitico superiore. Queste signore hanno suggerito agli archeologi la figura di una mitica Dea madre, legata alla procreazione.
Le fattezze della Venere del Gabān, il motivo alberiforme sul sesso, l’ocra rossa di cui č cosparsa (dal Paleolitico in poi l’ocra rossa č simbolo del sangue e della vita) fanno effettivamente pensare a un omaggio artistico al mistero della femminilitā. Seducente e feconda, si tratta di una donna/natura che miracolosamente assicura la continuitā della vita. I decori a serpentina geometrica incisi su altri reperti del Gabān sarebbero la manifestazione, tipica del Neolitico, del culto acquatico e lunare dedicato alla Dea madre. Uno strato pių antico dello stesso sito archeologico ha restituito alla luce un’altra Venere in miniatura, scolpita in un molare di cinghiale.



Bibliografia:

Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea. Mito e cultura della Dea madre nell’Europa neolitica, Longanesi, Milano 1990.
Hermann Schreiber, Sulle orme dei primi uomini, capitolo 10 “La persona umana”, Sugarco edizioni, Miano 1988.