Le
tradizioni popolari festive, profane o religiose segnano fasi dellanno che si ripresentano
ciclicamente. Queste fasi realizzano unimportante divisione del tempo. Le feste dei santi,
per esempio, sono punti di riferimento perché fissano sul calendario date che corrispondono
|
Lillusione dimpunità che dà la maschera scatena moti
repressi, eversivi
|
allordine e alla natura dei lavori agricoli da compiere. Dirlo potrà sembrare scontato, ma
la festa non è quotidianità. I suoi atti si pongono su un piano diverso: questo perché la
festa non è soltanto interruzione del lavoro ma anche un avvenimento esistenziale, il momento
i cui la diversità e leccesso fanno irruzione nella nostra vita. Spesso di tratta di una
diversità un po selvaggia, che sfida lordine civile. Occasione buona, quindi, per
osservarla, questa diversità, per accettarla a tempo determinato.
La festa è il momento dellesibizione pubblica, dellostentazione e dello spreco vistoso: uno
spreco di energie che da noi - cultura parsimoniosa di risorse e di parole - non è mai stato
particolarmente ben visto. Erano tristi i nostri antenati? E difficile dirlo, anche se le
abitazioni rurali prive di decorazioni e i vestiti scuri che si vedono nelle vecchie
fotografie così suggerirebbero. Sicuramente era gente con usi e costumi castigati e severi,
economa di emozioni, munita di un equilibrio e di un pragmatismo proverbiali.
Chi more giace
e chi resta se dà paze, basti questo adagio popolare.
Ciò non toglie che il carnevale, la festa laica più amata e partecipata della tradizione
popolare, con la sua carica di allegria obbligatoria sappia contagiare con euforia molti
paesi del Trentino. Naturalmente, con tutti i limiti alle possibili licenze imposti anche
dal clima: a febbraio, da noi, fa molto freddo. Le soppressioni dellordine, però, sono
sempre state giudicate pericolose. Lillusione dimpunità che dà la maschera scatena moti
repressi, eversivi. Sicché va sempre a finire che il re del carnevale viene bruciato o
comunque violentemente spodestato. Così si ritorna alla normalità.
|
Il re del carnevale viene bruciato o
comunque violentemente spodestato. Così si ritorna alla normalità |
Nel corso dei secoli e soprattutto in una città clericale qual era ed è Trento, molte feste
popolari stagionali, non soltanto il carnevale, sono state represse e bandite. Legati al
gioire del corpo - specialmente le feste primaverili di marzo e di maggio - i rituali
profani, accompagnati da musica, danza e libagioni, sono sempre stati sottomessi al controllo
delle autorità politiche ed ecclesiastiche. Ne è conseguita una sorta di autocensura
preventiva, che si nota a volte anche nelle feste contemporanee, autentiche o inventate che
siano. La Tonca, per esempio, che ripropone in chiave satirica limmersione in Adige inflitta
un tempo come pena ai bestemmiatori, condanna regolarmente qualche politico locale, ma non è
mai troppo tagliente né trasgressiva. Dentro la gabbia, a mollo, finisce una controfigura.
Le feste di oggi hanno pochi legami con le feste paesane di un tempo. La stessa parola è
inflazionata, si parla della festa dei prezzi in epoca di saldi, di feste a luci rosse nei
locali di striptease, di festa dei sapori al ristorante. Eppure nel momento in cui le feste
tradizionali muoiono per essere sostituite da altre forme di socialità, interessanti ma
diverse, si cerca a tutti costi di riabilitarle. Magari consapevolmente, e a prescindere
dalla loro valenza di attrazioni turistiche, comè il caso del
Biagio delle Castellare,
nel Tesino.
Scrive lantropologo Mondher Kilani: I tentativi di resuscitare la festa a mo di zombi sono
diventati la regola nella nostra società del consumo, che ha trasformato questa istituzione
in efficace argomento per vendere e in valore economico. Alla luce di questa visione, bisogna
ammetterlo piuttosto disincantata, cercheremo di esplorare il significato residuo o
propositivo della festa in Trentino, oggi. Per verificare, tastando il polso allo zombi,
se e come il senso del festivo faccia ancora accelerare i battiti del cuore.