Punti di vista sul territorio: Cristina Orsatti
La montagna va riabitata (e ripensata)

Cristina Orsatti è nata a Trento nel 1967. Antropologa laureata a Bologna, è stata ricercatrice presso la Facoltà di sociologia di Trento e ha conseguito il Master alla Brunel University di Londra. Vive tra Trento e Londra, dove si occupa di progettazione degli spazi urbani.

Un territorio montuoso come il nostro ha qualche influenza sullo spirito del popolo che vi abita?
Penso di sì. Decisamente influenza il carattere, lo spirito, le attitudini di un popolo e anche i comportamenti e i "movimenti" di un popolo sul territorio, l'orientamento nello spazio, i gesti, le pratiche, la spiritualità il senso del mistero... in modo fluido e interattivo ovviamente. In quanto "organismi" gli uomini e le donne incorporano l'ambiente portandosi dentro abitudini, capacità e anche incapacità. Anche l'uso della parola, il rapporto con il silenzio, il modo di guardare e di sentire hanno a che fare con l'ambiente in cui si dimora, ambiente naturale ma anche sociale, storico, animale. Ci sono strumenti e abilità dei popoli di montagna che quelli di città non hanno e viceversa. Queste abilità vanno riscoperte. Ma le generalizzazioni vanno prese sempre con cautela.

Le montagne sono barriere naturali o buoni osservatori?
Buoni osservatori. Da lassù vedi tutto. Fermi tutto a volte, anche il tempo. Ed essere al di sopra del tempo e dello spazio (o al di fuori di questi) a volte non è niente male. Le montagne ti permettono di valutare, misurare le cose. E poi ti permettono di riflettere. Sono immobili (almeno apparentemente). Ma se questo è un vantaggio strategico, a volte è un difetto. Le montagne sono anche barriere culturali. Ricordo l'angoscia nel vedere il monte Bondone limitare l'orizzonte dalla mia camera "senza vista". Lo spazio mi sembrava chiuso, limitato, regolamentato, anche quello delle relazioni. Magari mi sbagliavo ma quella era la mia percezione. Tutto era uguale, niente cambiava. Poi mi resi conto che questo era abbastanza normale. Che l'isolamento era una condizioni di tanti, che sopravvivevano solo facendo "branco". Me ne sono dovuta andare per capire che le montagne potevano dare moltissimo.

Che cosa significa la parola sviluppo applicata al nostro territorio?
Sviluppo in montagna significa riscoprire i borghi montani, riabitarli. Riscoprire i mestieri antichi e crearne altri. Dare ai giovani opportunità di interagire con il territorio in modo creativo. Creare reti di collaborazione, riscoprire la solidarietà che è bagaglio più delle campagne che delle città. Investire nella gente, fidarsi di chi cura la terra ed è in rapporto con il territorio. Investire su chi custodisce e coltiva la terra. C'è gente che lo fa (o lo faceva) per mestiere. Non si può sperare sempre nelle associazioni di volontariato per curare un bene comune. Se la montagna e la campagna sono coltivate e curate, tutti ne possono usufruire. E' anche importante interagire con le tradizioni del luogo. Ma le tradizioni non devono - secondo me - essere vissute in modo archeologico. Insistere su tradizioni e costumi va bene, ma i costumi vanno reinventati, reinterpretati, altrimenti muoiono.

La frase audio
Secondo me la montagna va riabitata. La terra non deve essere più vista come risorsa da sfruttare. Il territorio montano essendo casa nostra, dev'essere riscoperto, bisogna averne cura. E' necessario sostenere chi lo vive e lo abita e ne ha già cura, ed è per vari motivi obbligato ad andarsene o ad ignorarlo. Lo spazio montano deve vivere. Solo gli abitanti e le specie montane e gli animali lo possono far vivere. Sono necessari progetti, iniziative. Che non vadano, però, nella direzione del progresso economico distruttivo, ma che riscoprano le potenzialità del territorio e dell'ambiente. E anche dei suoi abitanti.