Antropologia della mobilità

"Chi pol nar par strade no vaghia par sinteri", recita un detto popolare della Val di Cembra. E infatti ci sono piste preistoriche e sentieri che ormai sono battuti soltanto dagli animali selvatici.
Un curioso fotomontaggio di inizio XX secolo, che prefigura la città di Trento congestionata da un traffico multiveicolare. Immagine tratta dal volume Trento nelle cartoline di ieri, testi di Gino de Mozzi e Mario Larcher, Quaderni di "Strenna Trentina", n° 2, Trento 1978.
Anche il vecchio folklore della strada è in via di estinzione. Le strade fonde (incassate tra i muri), il salesà (l’acciottolato), le laste (strade lastricate) che ospitavano un’umanità varia e viandante, oggi portano un vestito di asfalto, grigio e uniforme. Mentre la velocità di scorrimento è cresciuta, i rapporti umani on the road si sono rarefatti. Il paesaggio si è trasformato, una viabilità impattante lo ha plasmato, perché la mobilità delle persone e delle merci modella il territorio. Il mito delle vecchie mulattiere austriache vive solo nello spirito dei camminatori colti, ma sono scomparse le vecchine che vi trascinavano a fatica le fascine di legna.
Nar, andare: in quanti modi si può dire? Il lessico vernacolare trentino è ricco di espressioni colorite che rendono l’idea dello spostamento. Naturalmente, data la conformazione del territorio, molte hanno a che vedere con la ripidità e con il rotolamento a valle, fanno insomma i conti con la forza di gravità. Ecco allora un andare a svoltolon, a rudolon e a tombolon, a skiravolte e a scavezon. Ma anche l’ironico e severo a scorlandon, cioè con le braccia penzoloni, che designa il vagabondare di chi bighellona "colpevolmente" sfaccendato.
A dispetto delle presunte barriere montane, il Trentino è sempre stato interessato da una mobilità capillare. Di ogni mezzo di trasporto si potrebbe fare un’antropologia, dalle bestie da soma al deltaplano. Per fare un solo esempio, si pensi all’importante ruolo delle corriere (i pullman turchini dal caratteristico clacson bitonale) cui si affidavano la corrispondenza per le valli e persino i bambini, consegnandoli al bigliettaio che fungeva da hostess. Questo accadeva prima del trionfo del trasporto individuale e dell’automobilità di massa.
La rivoluzione arriva con la motorizzazione, che apre nuovi orizzonti, accorcia le distanze, altera i tempi degli incontri. E’ cambiata anche la percezione dei luoghi solitari, sperduti, en tanta malora. Il luogo desmentegà da Dio, è ora diventato raggiungibile. Di più, è divenuto superabile, attraversabile, oltrepassabile. Per molti aspetti la mobilità è un problema audio.
Una delle sfide della mobilità sostenibile, oggi, è la resistenza a un modello di Trentino come "area di attraversamento". È inoltre evidente che incentivare il trasporto pubblico, ove sia possibile, significa alzare la qualità della vita, ridurre la congestione del traffico veicolare privato e abbassare la quantità dello stress.


Bibliografia:

Walter Pedrotti, Modi di dire di Trento, capitolo sui "Modi di andare", Demetra, Verona 1995.
Atto di Indirizzo del piano di mobilità della Provincia di Trento.
Dante Ongari, La viabilità nel Trentino Occidentale, Società di studi trentini di scienze storiche, TEMI, Trento 1988.
AAVV., "Un Trentino in movimento: strade ferrovie piste ciclabili reti telematiche", numero monografico di "Il Trentino", Provincia autonoma di Trento, 2000.
CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), Rapporto sullo stato delle Alpi, capitolo "I trasporti e la mobilità", CDA, Torino 1998.
CIPRA info, "L’aumento del traffico è più veloce della presa di coscienza", n° 56, aprile 2000.

Per saperne di più
Atto di indirizzo sulla mobilità della Provincia Autonoma di Trento