Il bosco che si muove

Che il bosco si muova, è pacifico. Abitiamo un territorio che occorre proteggere dalla naturale ingordigia del selvatico. L'attività pastorale e silvicola precede quella agraria. Il bosco, verrebbe da dire, è una brutta bestia. Avanza, guadagna terreno, colonizza, si infoltisce fino a soffocarsi da solo. Il bosco "brutto" è una categoria culturale tradizionale, naturalmente in rapporto alla radura, al pascolo "bello" e ai prati per la produzione di foraggio. C'è un'estetica dello sfalcio: Val di Rabbi, per esempio, presenta un paesaggio verticale tipicamente brutto (di nuovo, non in senso obiettivo ma percepito come tale) se i versanti dei monti non vengono sfalciati.
Il bosco è mistico e temibile, come una divinità. Nell'immaginario popolare un tempo il bosco era ritiro spirituale per gli eremiti e luogo di lavoro coatto dei prigionieri: nel medioevo i condannati venivano portati da Castel Stenico, in catene, a lavorare nei boschi della Val Dalgone.
"Entrata" di Udo Nils. Scultura vegetale realizzata per la Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea Arte Sella, 1992 (foto di Aldo Fedele).
Può anche darsi che il bosco sia "la seconda casa dei trentini", come recita lo slogan del Servizio Foreste della nostra provincia. Sicuramente è la prima casa di animali selvatici in costante fuga e di una serie di creature fantastiche in via di estinzione.
I boschi del Trentino, in realtà, sono due: il bosc negro, di larice, pino e abete, e il bosc bianc o da foia, cioè il bosco misto e ceduo. Molti boschi a tutt'oggi sono di proprietà collettiva, e vantano una tutela esemplare. Ingazzare il bosco, cioè porlo in riserva per permettere l'irrobustimento dei fusti, è una pratica antica. I gazi, o gagi, erano veri e propri boschi protetti. Dopo un lungo assalto al legname del Trentino anche la classe colta si avvide dell'importante funzione del bosco, se non altro in chiave di difesa idrogeologica del territorio. Già nel 1820 l'ingegnere Luigi Negrelli compilò una mappa acquarellata per un piano di rimboschimento del bacino del Fersina.
Le sporadiche proteste per la liberazione degli orsi sloveni nei boschi del Trentino dimostrano che la percezione del bosco è molto cambiata negli ultimi decenni. Non è quasi più luogo di lavoro, né di magia, né di paura. Il bosco viene piuttosto vissuto come luogo di ricreazione e di svago nel tempo libero: un bosco ludico, per turisti locali e forestieri.
Eppure il bosco rimane il luogo dove imboscare, appunto, il motorino rubato, dove piazzare il laccio proibito da bracconaggio, dove scalfire sigle sulle cortecce, dove andare a fumare o a fare l'amore di nascosto, dove partecipare alla caricatura di qualche rituale satanico. Rimane, insomma, il luogo del proibito.


Bibliografia:

Aldo Gorfer, L'uomo e la foresta, Manfrini, Calliano (TN), 1988.

Per saperne di più
www.altipianitrentini.tn.it Sito di Maso Spilzi, nel Comune di Folgaria, dove il Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento, ha allestito un'esposizione sulle foreste e i biotopi del Trentino.