Non
c'è luogo senza nome, il territorio esiste in quanto è nominato. Quando un sito viene battezzato, il nome è suggerito dalle sue caratteristiche, dalla sua funzione o da un particolare avvenimento.
La
toponomastica è l'insieme delle denominazioni dei luoghi consacrate dall'uso. In montagna la toponomastica spesso esprime le condizioni ambientali che rendono i luoghi più o meno abitabili: Valfredda, Pralargo, eccetera.
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Nuovi punti di riferimento e indicazioni miste, in un piccolo centro abitato.
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Molti cognomi trentini derivano da località o da villaggi. Sull'elenco telefonico del Trentino abbondano i Dallago, Dalprà, Dalbosco, Dalfovo, Dallacosta, Dallavalle, Dalrì, Dalsass... O non sarà piuttosto che i nomi e i soprannomi di famiglia derivano dai luoghi d'origine? Chi viene prima, è un po' la storia dell'uovo e della gallina, poiché la relazione tra
l'abitante e l'abitato è strettissima. L'usanza di dare ai luoghi i nomi di coloro che per primi li hanno abitati accomuna le società arcaiche e quelle contemporanee: i padri fondatori della patria (nota bene, si dice patria, non matria) diventano riferimenti topografici degli spazi collettivi. Sono nomi che hanno una funzione di collante sociale.
A mano a mano che
scompaiono le diversità geografiche e culturali, si passa da un paesaggio della coerenza a un paesaggio dissociato. Cambiano i punti di riferimento sul territorio. I toponimi tradizionali vengono affiancati se non sostituiti da quelli d'uso commerciale, dalla cartellonistica, dalle insegne dei capannoni industriali. Così va a finire che si prende la strada per andare alla fabbrica X, si gira a destra al distributore di benzina, si passa davanti all'officina Y, si oltrepassa la ditta Z che produce materassi, e finalmente ci si trova davanti al centro commerciale New Horizon.
La toponomastica tradizionale diventa fossile. Chi conosce il significato dei vecchi toponimi (tof, is-cia, marana, masera, stropara, brozi, gazi, ronchi) che riportano all'origine dell'antropizzazione e alle radici dei primi insediamenti è in possesso di un sapere arcano, di un lessico quasi iniziatico.
Come spesso accade, non mancano le reazioni. Negli ultimi tempi si registra un nuovo interesse per i luoghi autentici e per i monumenti storici (monumento, letteralmente, significa richiamo alla mente). C'è insomma un bisogno diffuso di ricucire il tessuto di una geografia lacerata dalle trasformazioni dell'ultimo mezzo secolo.
Bibliografia:
Eugenio Turri,
Semiologia del paesaggio italiano, Longanesi, Milano 1979.
Angelico Prati,
Ricerche di toponomastica trentina (1910), Forni, Sala Bolognese (BO) 1972.
Ernesto Lorenzi,
Dizionario toponomastico tridentino (1932), Forni, Sala Bolognese (BO) 1981.
Paolo Orsi,
Saggio di toponomastica tridentina, ossia, Contributo alla etnografia e topografia antica del Trentino (1884), SEAB Bologna 1979.
Carlo Battisti,
I nomi locali di Trento e dei suoi dintorni, Società di studi trentini di scienze storiche, TEMI, Trento 1972.
Per saperne di più
Brunamaria Dal Lago Veneri, "
Di dove sei? Un problema di identità", in
Segni di identità, Rivista del Centro di Ecologia Alpina, Trento novembre 1997.