L’ert, ovvero la ripidità culturale

“Donna scivola nel burrone sulla strada del vino, tra Faedo e Pressano. Si era accucciata sull’orlo del dirupo per fare pipì” (dal quotidiano “l’Adige”, 20 maggio 2002). La pendenza è una categoria che fa parte della vita quotidiana. Qualcuno ha parlato di paesaggio verticale, con tutti i problemi che la ripidità e la verticalità possono causare: tempi, fatiche, adattamenti, incidenti.
“L’incidente”, olio su tela, 1845. Ex-voto di Nepomuceno Guadagnini, sopravvissuto a una slavina: “Allorché credeassi schiacciato e morto, contro ogni aspettazione, per divin singolare favore, al fermarsi della frana trovossi sulla sommità di essa seduto, in guisa da potersi recare issofatto a casa sua”. Immagine tratta dal volume Ex voto. Tavolette votive del Trentino, a cura di Gabriella Belli, Temi editrice e P.A.T., Trento 1981.
Se, come ha scritto l’etnografo Giuseppe Sebesta, “la storia evolutiva socio-economica dell’uomo trentino è la storia dell’altitudine”, le salite, le discese e i valichi sono stati luoghi di formazione. L’ert è una categoria culturale. Il dizionario del dialetto conosce varie declinazioni, che in questo caso corrispondono a... inclinazioni: ertot, erton, ert drit cioè verticale. Salire è diabolico. Viceversa, a scendere (a nar en zo), recita l’adagio, tutti i santi aiutano.
Le pendici dei monti sono tradizionalmente un handicap. Lo si capisce dai proverbi, dalle dicerie, dai motti di spirito, dalle cronache dei giornali. Non si contano gli infortuni causati dal ribaltamento del trattore. Nel caso di un leggendario prato in quota tra Stivo e Bondone, si racconta che i falciatori si assicurassero alle rocce con le corde per non rotolare a valle. Una battuta sui montanari di Terragnolo vuole che essi debbano mettere le mutande alle galline, per trattenerne le uova.
Seriamente, la pendenza del territorio ha sempre pesato sulla vita quotidiana, lo dimostra il ricco folklore del rotolamento a valle, della frana, della valanga, della slavina, dei ricorrenti smottamenti. Un tempo in montagna veniva raccomandata la precauzione di parlare a bassa voce, poiché i rumori possono provocare valanghe. Questa profilassi del silenzio è diventata cultura. Ha generato anche un approccio magico-religioso: l’alpe nasconde forze misteriose che, a seconda del comportamento del montanaro, portano disgrazia o prosperità.
L’ert ha prodotto anche molta retorica in certa letteratura alpinistica, dove la montagna è una creatura diabolica audio e lo scalatore un eroe che la sottomette. Oggi assistiamo a una sorta di rivincita sportiva sulla millenaria soggezione che l’uomo prova per la montagna. La pendenza è diventata gioco. Nuovi mezzi di trasporto affrontano l’ert, salendo e scendendo con rapidità: funivie, skilift, jeep, mountain bike, deltaplano, parapendio. L’approccio, in molti casi, è diventato scanzonato, ludico, ricreativo.
Nell’aneddotica valligiana sull’ert affiora un pizzico di umorismo nero. Siamo in val di Cembra. Una donna chiama dalla finestra suo fratello, che sta lavorando la terra qualche centinaio di metri più a valle: “Sali, fai presto!”. L’uomo smette di zappare, guarda in su e grida: “Perché?”. “E’ morta la mamma!”. L’uomo si deterge il sudore con la manica della camicia, emette un lungo sospiro e poi risponde sfinito: “Guarda che se non è vero...”


Bibliografia:

Aldo Gorfer, Il pane di S. Egidio, capitolo “Uomini e Valanghe”, Saturnia, Trento 1983.
Aldo Gorfer, Terra mia, Saturnia, Trento 1981 (capitolo “La valanga di Comasine”)
Paul Guichonnet (a cura di), Storia e civiltà delle Alpi, Destino umano (vol. 2°), Milano, Jaca Book 1987.

Per saperne di più
Alcuni siti web che affrontano tematiche legate alla montagna in chiave culturale:
Società degli Alpinisti Trentini
Servizio di informazione per le alpi
borntowalk.com
Film Festival
Alpe Adria
Sport Montagna
Massif du Mont_Blanc