C'era
una volta una teoria, secondo cui le montagne in passato furono barriere invalicabili. Stando agli studi più aggiornati, non è affatto così. Sin dalla preistoria, quando i primi trentini camminavano in cerca di
rocce metallifere,
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Queste antiche colonne erette su un passo alpino (lo Julierpass nei Grigioni) marcano un vero e proprio "stretto di monte". Fonte: Johannes Jacobus Scheuchzer, Itinera per Helvetiae Alpinas Regiones, 1723.
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sentieri e valichi erano frequentatissimi. L'archeologo Franco Marzatico lo ha sempre sostenuto: la mobilità degli antichi abitanti della nostra regione era notevole, quasi incredibile. Lo dimostra una serie di offerte votive di età preromana e romana, trovate in corrispondenza di passi e vie di comunicazione in quota. I valichi erano importanti sul piano economico, dunque, ma anche nella sfera religiosa.
In un territorio come il nostro, i passi hanno un significato molto importante. Alla
chiusura degli orizzonti si contrappongono come aperture verso nuovi mondi, rappresentano importanti occasioni di scambi culturali. Affacciarsi a un'altra valle è sempre stato affacciarsi a un'altra cultura, ad altre usanze, con soluzioni di vita simili ma differenti.
I passi sono strettoie strategiche, dove nei secoli si sono sviluppate attività che hanno approfittato dei "passanti", appunto. Transiti incessanti di pastori, emigranti, pendolari stagionali, commercianti, pellegrini. La tipica struttura ricettiva è il cosiddetto "ospizio di valico": nelle Alpi il primo fu quello del passo Tonale, costruito nel 1127. Il ricovero per la notte, dove mangiare anche un pasto caldo, poi cambierà e diventerà "albergo".
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Vecchie banderuole souvenir di passo, da legare all'automezzo: Passo dello Stelvio, del Sella e del Falzarego (ditta produttrice Sarcletti di Malgolo, Trento).
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Nonostante oggi siano comodamente raggiungibili in automobile, su strada asfaltata, i passi conservano un forte fascino. Ai viandanti ormai motorizzati fino a qualche anno fa si vendevano banderuole ricordo, a memoria di un passaggio che un tempo aveva quasi il sapore di un rituale. Della fatica di valicare oggi è rimasto soltanto il mal di macchina, a causa dei tornanti. Non costando più sudore, il transito ha cessato di essere "memorabile", sicché anche i souvenir di passo sono andati scomparendo dalle bancarelle.
Bibliografia:
Franco Marzatico, "Note sulle relazioni culturali e scambi tra i versanti delle Alpi Orientali in epoca protostorica", in
Uso dei valichi alpini orientali dalla preistoria ai pellegrinaggi medievali, Fondazione Giovanni Angelini, Centro Studi sulla Montagna, Forum Editrice Universitaria Udinese, Udine 2001.
Giuseppe Sebesta, "Come gli ospizi di valico riuscivano a collegare genti diverse", in
Dialogica n° 6, Associazione culturale Kaos, Trento, dicembre 1997.
Eugenio Pesci,
La montagna del cosmo. Per un'estetica del paesaggio alpino, Centro Documentazione Alpina, Torino 2000.