Laghi e shopping centre

Ci sono realtà tanto grosse e tanto vicine che... non le vediamo. Se esistesse una scuola di sguardo, insegnerebbe a vedere i paesaggi che per noi sono troppo noti, cioè che diamo per scontati. Paesaggi di cui non ci accorgiamo perché, abitando e transitando, ormai ne facciamo parte.
Sia i terrazzamenti sorretti da muretti a secco, verdazzurri per le irrorazioni di solfato di rame, sia i moderni centri commerciali con i loro parcheggi, sono paesaggi, a loro modo, culturali. Proviamo allora a elencare una serie, tutt’altro che esaustiva, di paesaggi culturali trentini.

Scorcio di paesaggio lacustre. Foto di Gianni Zotta tratta da Trentino laghi, a cura di Silvia Vernaccini, Publiprint, Trento 1993.
  • Il paesaggio forestale, da sempre modellato dall’uomo.
  • Il paesaggio delle acque, lacustri e fluviali.
  • Il paesaggio delle centrali idroelettriche.
  • Il paesaggio dei monti, delle creste, dei versanti.
  • Il paesaggio delle cave (di cui Aldo Gorfer scrisse: "Un nuovo paesaggio desertico si sta modellando tra i monti verdi: il "paesaggio dell’economia distruttiva").
  • Il paesaggio sciistico delle vette innevate, attrezzate con impianti di risalita.
  • Il paesaggio agrario, nella sua grande varietà: per esempio con i muri merlati per il sostegno delle testate delle viti, in Vallagarina, o il paesaggio dei meli in fiore della val di Non.
  • Il paesaggio dei cassoni delle mele, in plastica colorata.
  • Il paesaggio dei tralicci e delle antenne, con i ripetitori per la telefonia portatile.
  • Il paesaggio della viabilità, con autostrada, sovrappassi, svincoli, tangenziali e rotatorie.
  • Il paesaggio pubblicitario, con le insegne e i grandi cartelloni.
  • Il paesaggio dei residence e dei villini.
  • Il paesaggio dell’edilizia popolare.
  • Il paesaggio commerciale plasmato dalla regola economica. Per esempio Trento nord vista da Martignano, o la parte nord di Pergine, fino a Civezzano.
Secondo l’architetto Roberto Bortolotti audio il paesaggio commerciale è "obiettivamente brutto", poiché è progettato per essere funzionale, non per essere bello o accogliente. Sorgono spontanee alcune domande. Il nuovo è tutto brutto? Deve essere per forza brutto? Come saranno i paesaggi trentini del futuro? Sapremo preservare la coerenza di alcuni paesaggi storici?


Bibliografia
Aldo Gorfer, Terra mia, Saturnia, Trento 1981 (sui nuovi paesaggi,è interessante il capitolo "Lecci e tralicci").