I nuovi carri

Il mezzo di trasporto motorizzato individuale ha cambiato la percezione della distanza e della conformazione geografica della nostra regione. A parte il prestigio che deriva dall’ostentazione di un’automobile di lusso, si è caricato di una serie di valenze simboliche. La macchina è evidentemente una mutazione del carro tradizionale, se non del destriero. Così come un tempo si riparavano e si arredavano carri e carrozze, oggi si riparano e si arredano automobili, motocicli, camion e furgoni.
Vignetta di Rudi Patauner
Molte stalle, nelle valli del Trentino, sono state trasformate in garage: l’automobile, per certi aspetti, ha preso il posto del cavallo o del bovino. Anche l’importante ruolo della figura del meccanico sembra derivare direttamente da quella del carraio, o carradore.
I giovani soprattutto hanno un rapporto culturale e affettivo con il "carro a motore". Più ci si allontana dai centri urbani, più le automobili vengono personalizzate. Anzitutto è evidente che nell’abitacolo si cerca di riprodurre le condizioni della nostra quotidianità. L’abitacolo è un set domestico in miniatura, itinerante. Lo dimostrano i bloc notes con ventosa, i ventilatorini, i cuscini, l’impianto hi fi. È possibile osservare gli accessori venduti sul bancone degli autoricambi con occhio antropologico. Troviamo così il cornetto portafortuna, i peluche, il copricapo in feltro a forma di cono tipico della Val dei Mocheni, il bruco di pannolenci, i dadi da appendere allo specchietto retrovisore, le donnine, gli emblemi di tifoseria, i badge a calamita con la Madonna o S. Cristoforo. Tra gli autoadesivi da carrozzeria, quelli che dichiarano un’appartenenza etnica sono equiparabili a trofei identitari.
La più recente oggettistica da abitacolo dimostra che stiamo passando dalla magia dell’ "albero magico" a quella della tecnologia, con i vari lettori, booster, box quadrifonici, visori, comandi elettronici, computer, gps, eccetera.
Un discorso a sé merita la metamorfosi del tradizionale veicolo a tre ruote noto come Ape. Si tratta di un triciclo a motore di piccola cilindrata, particolarmente adatto al trasporto di attrezzi da lavoro, materiali inerti o vegetali. Per la sua maneggevolezza, l’Ape è il veicolo rurale perfetto. In alcune zone del Trentino, come a Pergine, recentemente i giovani hanno stravolto la destinazione d’uso di questo veicolo, rendendolo voluttuario, più che funzionale. L’Ape ridipinta e addobbata è un buon esempio di come, con un pizzico di creatività, sia possibile eludere gli standard imposti dal mercato. Ma anche di come tradizione e innovazione possano coesistere.
In un territorio solcato da strade in salita e piene di tornanti, la velocità dei nuovi mezzi di trasporto miete più vittime. Lo si capisce dai mazzi di fiori legati ai paracarri come segno di pietà per le vittime di incidenti stradali. Ma anche in passato si moriva sulla strada. A Muralta, sulla vecchia strada per Cognola, c’è una lapide posta nel 1815 che commemora Antonio Pedrini che "morì soto un caro".


Bibliografia
Colin Ward, Dopo l’automobile, Eleuthera, Milano 1992.
Guido Viale, Tutti in taxi, Feltrinelli, Milano 1997.
Renzo De Stefani, "Papà non correre...", Un sogno possibile, n° 2, aprile 1997.