Non
è detto che la roba di tutti sia roba di nessuno. Boschi, pascoli e sorgenti da secoli sono di proprietà collettiva. Questo ordinamento stabilisce diritti collettivi di godere e di gestire il nostro
territorio. Le terre in uso civico non possono essere vendute, né sono soggette a mutamenti di destinazione: è un patrimonio naturale, culturale ed economico. Un patrimonio in comproprietà, da trasmettere ai figli. Alcune Regole riguardavano anche strumenti di lavoro: attrezzature anti-incedio, canali irrigui, fornaci per la cottura della calce, la tinozza per la macellazione dei maiali (a Tione, per esempio), il torchio dell'uva. A Torbole, un tempo, erano di proprietà collettiva anche le grandi reti da pesca.
Regole e usi civici sono le tracce di un antico uso comunistico del territorio. Questa forma di comunismo spontaneo, popolare, in Trentino è una realtà che riguarda circa 350 mila ettari, più della metà del territorio provinciale. Contrariamente a quanto si crede, le proprietà collettive non sono un relitto della storia, ma una realtà viva e dinamica anche nella società contemporanea. Il
Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive dell'Università degli studi di Trento ha dimostrato che si tratta di una forma organizzativa che non solo non è scomparsa, ma presenta ancora oggi importanti aspetti economici, sociali e ambientali.
Le associazioni mutualistiche tra conterranei, le prestazioni d'opera, i reciproci sostegni tra lavoratori, gli usi civici, le Vicinie, le Regole, le Magnifiche Comunità, il mutuo soccorso e la cooperazione nascono come forme di solidarietà tra deboli contro le spietate leggi del mercato. Ma anche contro le ingiustizie sociali. Come ogni forma di autogoverno, non piacevano (non piacciono?) ai poteri forti e centralisti. Non a caso nel 1805 il Governo austriaco tentò di abolire le Regole trentine (all'epoca sudtirolesi) considerandole "illecite combriccole di popolo". Quelle "combriccole" sono in realtà una forma di autogestione che risale ad antiche conquiste contro i signori feudali. Regole arcaiche che hanno permesso di mantenere l'ambiente, senza ricavarne vantaggi individuali immediati.
Neppure gli usi civici sono al riparo dal vento dell'
economia uniforme, basata sulla primitiva preminenza dell'interesse individuale. Finché le casse di certi Comuni, per esempio, potranno arricchirsi attraverso i condoni edilizi, le stesse comunità saranno tentate di chiudere un occhio su certi vincoli tradizionali.
Tutto si evolve. La grande lezione della
roba de tuti può essere applicata anche in altre forme. Pare ispirarsi agli usi civici, per esempio, la "nuova" idea di condividere mezzi di trasporto urbani come la bicicletta e l'automobile (
car sharing).
Bibliografia:
Giampaolo Andreatta e Silvio Pace,
Trentino, autonomia e autogoverno locale, capitolo "La proprietà collettiva", Saturnia, Trento 1981.
Cesare Mozzarelli, Mauro Nequirito, Filippo Consolati,
L'ordine di una società alpina: tre studi e un documento sull'antico regime nel Principato vescovile di Trento (il primo saggio è dedicato alle Regole della Val di Fiemme), Franco Angeli, Milano 1988.
Pietro Nervi,
I demani civici e le proprietà collettive : un diverso modo di possedere, un diverso modo di gestire, CEDAM, Padova 1998.
Pietro Nervi,
La gestione patrimoniale dei dominii collettivi, Università di Trento, Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive Trento, Quaderni di ricerca, 2001.
Pietro Nervi,
Le terre civiche tra l'istituzionalizzazione del territorio e il declino dell'autorità locale di sistema, CEDAM, Padova 2000.