Una questione d’urbanità

Nei fondovalle i centri abitati spesso si allungano, senza più soluzione di continuità. Non c’è più interruzione, non c’è stacco: Volano, Rovereto, Mori sono collegati da strutture abitate e da edifici industriali. Dove un tempo si poteva ammirare il "trionfo della terra coltivata e una rete viaria contadina di infinita prudenza" (Aldo Gorfer), oggi "i villaggi sono prigionieri del nuovo, banalmente incapsulati in cinture cementizie di case standardizzate che potrebbero andare bene nelle periferie di Ferrara o di Bologna...". Questi nuovi insediamenti, per la prima volta nella storia, nascono "disorientati", cioè indifferenti alle condizioni climatiche e orografiche.
Si è parlato di saturazione del fondovalle. Certo, è possibile e talvolta visibile una modernizzazione compulsiva, senz’anima nè sviluppo. In altri termini, una mera crescita. Il nuovo scenario è stato definito con il neologismo "rurbano", vale a dire rurale e al contempo urbano (o nè l’uno nè l’altro), un ibrido insomma.
Veduta di Trento sud.
Anche la valenza simbolica dell’abitare fuori città si è rovesciata: un tempo era un handicap, oggi per alcune categorie è un lusso. Il discorso non vale, naturalmente, per i cosiddetti "quartieri dormitorio" della cinta urbana. Quando persone abituate a vivere in città si spostano verso i sobborghi in cerca di pace, entrano in contatto con la comunità rurale, che non è affatto silenziosa. Trattori, lavori in cortile, suono di campane audio, cani che abbaiano, galli che cantano all’alba, così, finiscono per "disturbare".
C’è anche il rovescio della medaglia: Trento è una città nel complesso vivibile e gradevole, ma giungervi in automobile è punitivo. Agli occhi di molti valligiani Trento è una metropoli lontana: per gli abitanti più anziani di Pressano, per esempio, è già uno stress calare una volta alla settimana al mercato di Lavis.
Trento fa comunque da calamita. Le valli, tendenzialmente, diventano periferia. I condomini salgono e colonizzano i pianori, i punti di riferimento spariscono: capita che i campanili non si vedano più, inghiottiti da un’edilizia piuttosto invasiva.
Secondo il geografo Eugenio Turri il rapporto dell’uomo con il paesaggio si è manifestato nei secoli in forma di teatro, dove gli abitanti assumevano di volta in volta il ruolo di attori o di spettatori, alternando nei confronti dell’ambiente l’azione e la contemplazione. La rottura di quell’equilibrio, con il prevalere dell’azione modificatrice e l’abbandono della fase contemplativa, ha determinato l’estendersi di un paesaggio artefatto, preludio della urbanizzazione totale.
In questo scenario, il nuovo progetto per Trento, con l’interramento della ferrovia e la creazione di un parco sull’Adige, è un segno di felice controtendenza, perchè si tratta della creazione consapevole di un nuovo paesaggio. Non mancano i tentativi di costruire in sintonia con il territorio: ci ha provato, per esempio e con esiti interessanti, la nuova cantina di Mezzocorona. Quando c’è il pensiero, un’idea, un’intenzione di relazionare il costruito all’ambiente, si nota.


Bibliografia
A. Cecchetto, M. Chirivi, T. Zampedri, Progetti di luoghi: paesaggi e architetture del Trentino, Cierre Editore, Caselle di Sommacampagna (VR) 1998. Pierre e Robert Hainard, paragrafo "Un nuovo mondo: le città in montagna", capitolo "Le eterne minacce" in Paul Guichonnet (a cura di), Storia e civiltà delle Alpi, Destino umano (vol. 2°), Milano, Jaca Book 1987.