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Nonostante i monti, in Trentino cè sempre stata una grande mobilità. Eppure nel corso dei secoli il contadino indigeno
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Il Polidor, uomo sfaccendato e bighellone. Macchietta roveretana degli anni Venti. Immagine tratta da Un saluto dal Trentino, a cura di Maurizio Scudiero, Edizioni Post-Karte, Trento 1996.
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ha sviluppato unavversione quasi viscerale nei confronti del nomade, dello zingaro, dello "spiantato". Un conto, infatti, è spostarsi per andare al mercato cittadino o allalpeggio, cioè da casa alla malga o comunque a una seconda casa in quota, detta ca da mont. Un altro conto è errare: un verbo che non a caso significa anche sbagliare. Dalla rivoluzione del Neolitico in poi, i bene-stanti hanno sempre disprezzato i via-andanti.
Una recente indagine sociologica rivela che per i trentini le persone meno gradite come vicini di casa sono gli zingari (59%). Seguono nellordine: tossicodipendenti, forti bevitori, pregiudicati, persone emotivamente instabili, malati di Aids, estremisti, omosessuali e immigrati extracomunitari.
Il disprezzo e la paura dei trentini per i nomadi e i seminomadi - sempre sospettati di delinquere - sono dovuti alla difficoltà di giudicare persone apparentemente senza radici. La retorica del radicamento, conviene ricordarlo, può degenerare in forme di razzismo: tantè vero che i nazisti chiamavano spregiativamente gli ebrei Luftmenschen, letteralmente uomini-aria, cioè gente con i piedi sollevati da terra.
Da noi il legame con il territorio può rendere sospettosi e chiusi, soprattutto quando la reazione nei confronti del nomade è dettata da un territorialismo esasperato: "Chi passa attraverso la mia proprietà (sul mé)?".
Nella prospettiva del coltivatore sedentario, il nomade passante è il predatore, quello che asporta furtivamente la ricchezza accumulata sul posto. Quello che ruba lortaggio o il frutto dallalbero situato allestremità del campo, al bordo della strada, cioè le risorse esposte al transito e affidate alla correttezza di chi appartiene alla comunità. Chi non appartiene, quindi, è potenzialmente un ladro.
Secondo una leggenda metropolitana diffusa anche in Trentino, gli zingari rapirebbero i bambini nei supermercati, travestendoli da zingarelli e trascinandoli con loro. I redattori dei quotidiani trentini e i carabinieri ricevono frequenti denunce telefoniche di simili misfatti, ma non le prendono quasi più in considerazione, perché sono false. Sono fobie, per così dire, culturali.
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