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territorio è lo spazio nel quale operiamo, ci identifichiamo, coltiviamo i nostri interessi vitali. E' il deposito di quegli usi, costumi e tradizioni che rendono fiduciario il rapporto fra gli uomini. Il territorio è anche il punto di partenza della nostra conoscenza del mondo. C'è chi lo assimila a un
grembo materno.
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Il territorio trentino come pelle. Immagine tratta dalla campagna dell'Azienda di promozione turistica del Trentino, 2000.
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L'uomo è un animale territoriale. L'uomo alpino, in particolare, ubbidisce a un istinto ancestrale nella scelta dei luoghi dove abitare. Le pareti delle montagne sono le pareti della sua casa, le zone pianeggianti il pavimento.
La colonizzazione del territorio, dal
Mesolitico in poi, ha conferito ai primi abitanti - che erano
etnicamente misti - un primitivo principio di appartenenza. I trentini sono attaccati al loro territorio. Fanno fatica a trasferirsi altrove. Se devono andarsene, prima o poi ritornano, sentono profondamente questa appartenenza. Ma il territorio è anche una convenzione, un insieme di luoghi che hanno un
nome e uno
spirito, un genius loci.
Il territorio è come una pelle. L'azione dell'uomo è perlopiù epidermica, non può che grattare la scorza. Gratta gratta, però, siamo riusciti a lasciare solchi profondi.
Fino alla prima metà del ventesimo secolo i paesaggi alpini erano principalmente il risultato di fenomeni geologici e biologici, dove si inscrivevano i segni della sopravvivenza degli abitanti. La lotta contro la natura impiegava mezzi tecnici limitati. In pratica, si trattava di separare le aree forestali da quelle agricole e da quelle adibite a pascolo.
A partire dalla seconda metà del Novecento i paesaggi sono stati, più o meno consapevolmente, costruiti. I progressi della tecnica hanno permesso di oltrepassare i limiti di rigenerazione della natura. L'
agricoltura di montagna è entrata in crisi. La
foresta ha parzialmente ricolonizzato il territorio. A valle, l'
urbanizzazione è cresciuta in maniera disordinata. La deterritorializzazione, una delle conseguenze delle globalizzazione economica, esprime un'idea di territorio come luogo di scambi, più che come luogo di appartenenza. Occorre quindi superare la concezione mercantile del territorio, recuperare una visione d'insieme, riscoprire un'etica dell'ambiente. Il territorio non è soltanto un prodotto da vendere (come non lo è la propria pelle).
Bibliografia:
Eugenio Turri,
Antropologia del paesaggio, Edizioni di Comunità, Milano 1983.
Franco Lai,
Antropologia del paesaggio, Carocci, Roma 2000.
Alberto Cecchetto,
Paesaggi e architetture del Trentino, Cierre Edizioni, Verona 1998