Un Eden tra i mondi

In un certo immaginario pre-turistico, la montagna è un paradiso terrestre.
Hotel Paradiso
E’ un giardino fiorito e ricco di risorse, dove anche i rapporti umani sono puri. Per la filosofia del Settecento la natura alpina è bellezza e verità rispetto agli inganni della civiltà. Albrecht von Haller in die Alpen - siamo nel 1729 – scrive che la monarchia europea genera corruzione, violenza e avidità: solo in montagna c’è un’armonia naturale. Analogamente, per Jean-Jacques Rousseau la natura è buona in sé, a differenza della società, che è corrotta. L’alpe Svizzera descritta da Rousseau nel romanzo epistolare La Nuova Eloisa (1761) è un angolo di mondo non contaminato.
Hotel Eden
E così l’idea dei soggiorni climatici ad Arco, per esempio, era che gli ospiti potesssero ritrovare ciò che avevano perso. Non soltanto aria ed acque salubri, ma anche una produzione non industrializzata, un’agricoltura tradizionale, rapporti personali più schietti. Perfino costumi sessuali più rilassati.
Con la rivoluzione industriale, poi, questo luogo comune acquisterà anche maggior vigore. Nell’Ottocento i primi turisti evadono da città che gli effetti collaterali della rivoluzione industriale hanno reso pericolose e puzzolenti. Lo scrittore David H. Lawrence, in visita al lago di Garda nel 1912, ammette di essere ancora in fuga da una Inghilterra “nera, sporca e arida”, con le sue macchine e “con la sua orribile distruzione della vita naturale”. Non a caso saranno proprio gli alpinisti inglesi a spingersi per primi negli angoli più impervi delle vallate del Trentino. Alcuni rifugi, come il Tuckett, portano ancora il loro nome. Alcuni alberghi a tutt’oggi si chiamano Hotel Eden e Hotel Paradiso.
Trentino edenico
Trentino edenico in un fotomontaggio dei fratelli Pedrotti, realizzato negli anni ’30. Archivio fotografico ufficio beni storico-artistici, Servizio beni culturali della PAT.

Rispetto alle idealizzazioni filosofiche, non manca qualche qualche doccia fredda. Lo shock della realtà si trova nei diari di qualche viaggiatore, come per esempio il francese Frédérick de Mercy che verso il 1830 incontra a Torbole abitanti “Pressochè nudi e sporchi come le loro case. Gli occhi infossati e fissi, visi incavati e smagriti dall’orribile miseria di cui questi infelici sono prede”.
La natura selvaggia e rigeneratrice, scomparsa dalle zone periurbane e pianeggianti, oggi più che mai la si viene a cercare dove ancora resiste. Il mito dell’Eden alpino, rivive con la creazione dei parchi naturali, novelli “paradisi terrestri”. L’etimologia della parola paradiso è proprio l’arabo-persiano pairi-daeza, che vuol dire riserva naturale recintata. 
Il successo turistico dei parchi incoraggia a perseguire una visione etica, ponendo anche limiti e divieti. Chiaramente, in questa creazione di isole naturali c’è un’importante componente di “innaturalità”. Diciamo che i parchi stanno a metà strada tra la wilderness e l’artificio. Perché sono aree studiate, controllate e difese dall’assedio di chi vorrebbe accampare interessi particolari. Tra utopia e realtà, nel frattempo ci siamo dimenticati che il loro modello di gestione dovrebbe essere applicato a tutto il territorio! Ma dall’Eden, ahinoi, siamo stati cacciati tutti quanti…

Bibliografia

Paola Giacomoni, Il laboratorio della natura. Paesaggio montano e sublime naturale in età moderna, Franco Angeli, Milano 2001.
Fergus Fleming, Cime misteriose. La grande avventura della conquista delle Alpi, Carocci, Roma 2001.
Silvia Scalet, Viaggiatori inglesi in Trentino: dai primi articoli sull’Alpine Journal a Elizabeth Fox Tuckett, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere, Università degli Studi di Trento, Anno Accademico 1998-99. 
Christian Arnoldi, La montagna inventata. Dalla riserva alla Disneyland, tesi di laurea, Facoltà di Sociologia, Corso di laurea in Sociologia, Università degli Studi di Trento, Anno Accademico 1999-2000.