Identità e promozione del territorio

Che fosse opportuno fare “la réclame delle località”, si era capito già a fine Ottocento. Le buone potenzialità dell’industria dei forestieri apparverso subito chiare. Sin da allora si trattava non solo di ospitare i benedetti turisti, o di coglierli al volo come uccelli da passo, ma di attirarli e di trattenerli. 
Le Società per il concorso dei Forestieri, che dan fiato alle trombe della propaganda – per utilizzare il vecchio lessico della promozione - nascono precocemente. Tra Belle époque e Futurismo, grandi artisti e grandi fotografi come Bonazza, Segantini, Depero e Unterveger si applicano a ritrarre vedute e a interpretare le attrattive turistiche del territorio. Il fascismo, poi, spingerà sul pedale delle tradizioni, essendo nel programma del regime promuovere la conoscenza non solo delle bellezze della propria terra ma anche delle manifestazioni che hanno “carattere folcloristico”.
Da allora, molte campagne di comunicazione turistica hanno fatto sognare i potenziali clienti, invitandoli a trascorrere momenti magici in Trentino.
La rappresentazione di se stessi, delle particolarità del proprio territorio e delle specificità etnografiche, ha sempre a che vedere con l’identità. Anche quando ha lo scopo di promuovere il turismo. Per dirla con un gioco di parole, c’è un rapporto tra come ci vediamo e come ci vendiamo. Ecco perché le cosiddette campagne di promozione turistica possono essere analizzate come tematizzazioni culturali.
Tramontata l’epoca in cui il Trentino era l’unica regione che faceva rima con vino, uno slogan che a molti parve troppo alcolico, il concetto promozionale si può dire che abbia oscillato tra due tendenze. La prima è quella della valorizzazione della natura, per esempio con l’immagine di un Trentino-batteria per una metaforica ricarica delle energie dell’ospite. La seconda, più audace, cerca di posizionare il “prodotto Trentino” su un piano di competizione e di appetibilità, utilizzando immagini e simboli della contemporaneità. Non mancano, in questo caso, le proteste dei tradizionalisti, che, sentendosi messi in gioco come autoctoni, invocano una maggiore aderenza alla cultura del territorio.
Secondo alcuni pubblicitari, le fotografie di montagna, di foreste e di cerbiatti sono ormai inflazionate, per questo l'attenzione va spostata su elementi meno materiali e meno “banali”. Visto che le questioni di immagine riguardano tutti, discuterne è comunque buon segno.
Un filone antico e mai esaurito, che si può percorrere con qualche ironia, è l’impiego di bellezze femminili per reclamizzare paesaggi idilliaci. Cherchez la femme, dunque: la figura della sirena alpina, intesa come testimonial indigena che attira i turisti, risale a cliché in bianco e nero. Al fondo sta probabilmente la buona vecchia utopia dell'abbondanza. Con una montagna Cuccagna, ricca di sorprese e di inesauribili risorse. Un’utopia popolare che per le sue promesse goderecce, di vacanza totale, ha sempre funzionato.


In questo capitolo troverete
Benedetti forestieri
Momenti magici
Cherchez la femme
L'utopia dell'abbondanza