Antropologia del turismo

Il Trentino esporta mele e importa turisti”, ha scritto il magazine di Air Dolomiti. Una semplificazione un po’ brutale, ma che contiene, come tutti i luoghi comuni, un pizzico di verità. Viene da chiedersi: posto che sia vero, come ci siamo arrivati? Oltre alla storia, a questa domanda può  rispondere l'antropologia. Perché lo sviluppo turistico è, e sta diventando sempre più, un tema culturale.
Il primo alpinismo, la scoperta dei soggiorni nelle località di cura, il turismo di massa
Quasi tutti i viaggiatori tra il Seicento e l’Ottocento al passaggio tra le catene montuose che rinserrano l’asta dell’Adige rimangono impressionati dallo spettacolo delle montagne. Nei loro diari descrivono i castelli, apprezzano il vino, la schiettezza dei nativi, la bellezza delle donne, giudicano benevolmente o severamente le locande dove alloggiano. Ma il turismo in Trentino coincide con la nascita dell’alpinismo e con la scoperta dei soggiorni nelle località di cura. Ieri, aristocratici e borghesi fuggivano dalle città in cerca di oasi naturali. Oggi, milioni di persone stressate dai ritmi urbani - ma anche dai voli charter! - cercano da noi una sorta di genuinità perduta.
Nel corso dell’esperienza turistica, indigeni e forestieri si trovano sullo stesso territorio, con motivazioni e sguardi differenti. Si osservano, si confrontano e naturalmente si influenzano a vicenda. La percezione del paesaggio montano è sin dall’inizio molto diversa. Dove il valligiano da secoli sperimenta freddo, fame, slavine e duro lavoro, il visitatore scopre un mondo di sublime bellezza. Un tempo l’alpinismo, scrive Aldo Gorfer, attirato e affascinato dall’esotismo dei nostri monti, rientrava nella sfera del turismo culturale “per la sua carica di attenzione commossa nei riguardi della natura e dell’uomo”. E oggi?
Il turismo ha portato denaro e benessere, ma anche stili di vita cittadini nelle destinazioni montane
Oggi la comunità trentina accoglie un gran numero di visitatori e si trova a fronteggiare le sfide della modernità. Il turismo ha certamente frenato il fenomeno dell’emigrazione e ha innalzato redditi e tenore di vita. Ma il turismo non è soltanto natura, né soltanto economia. E’ anche un incontro fra persone e culture, che innesca importanti cambiamenti sociali. Lo stile di vita in molte destinazioni montane è diventato progressivamente simile a quello cittadino. Antichi legami di solidarietà scricchiolano, messi alla prova dalle leggi del mercato. Un certo tipo di crescita turistica, inoltre, ha inferto all’ecosistema ferite profonde. Con il rischio di comprometterne la tipicità. L’alternativa esiste, ed è quell’etica del turismo, al contempo vecchia e nuova, propugnata dalla storica Società degli Alpinisti Tridentini.  Perché l’ “industria dei forestieri”, come si chiamava una volta, sia sempre più di qualità, la cultura del territorio deve rimanere un punto di riferimento fondamentale. Sin dalla nascita delle prime Società di Abbellimento (antenate delle Pro Loco e delle aziende di promozione turistica) il folklore locale e l’identità stessa vengono inclusi nell’offerta turistica. Ecco perché in questa parte del “chi siamo” verrà affrontata anche una tematica, curiosa, come i souvenir del Trentino. Cioè quegli oggetti ricordo (non solo importati da Taiwan!) che parlano di noi, dei nostri paesaggi e della nostra cultura. Quanto ci piacciono, quanto ci rappresentano?
I souvenir del Trentino
In estrema sintesi, si può dire che attualmente in Trentino convivono due modelli di fruizione turistica dell’ambiente: uno legato ai valori della natura e delle tradizioni, 
l’altro più incline al “parco giochi”. In questa sezione troverete una serie di riflessioni e di immagini, anche divertenti, sull’uso ricreativo del territorio, con una esplorazione - etnograficamente aggiornata - dei significati più profondi dell’esperienza turistica.