Lambiente trentino è variegato, il paesaggio è diversificato: montano, agrario,
lacustre, forestale. Per nulla incontaminato, nel corso dei secoli il nostro
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La pendenza è una categoria che qui fa parte della vita quotidiana
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territorio è stato organizzato, plasmato, umanizzato. Lassiduità nel frequentare
un territorio, i primi insediamenti, la colonizzazione, la coltivazione, diventano
presupposti per affermarvi un primitivo diritto di appartenenza. La misurazione della
terra (a spanne, a piedi, a giornate di cammino, a pertiche) fa parte di questo
processo di appropriazione. La conoscenza dei luoghi,
delle piante e degli animali,
con la codifica dei loro nomi, è una lenta e progressiva scoperta, che ha valore
cognitivo e radicante.
Viviamo in un ambiente prevalentemente montuoso, la cui conformazione ha sicuramente
influenzato la cultura locale. Ma la teoria di un mondo alpino reso omogeneo da
analoghe costrizioni ambientali pare superata. Proprio il paesaggio culturale,
frutto dellintervento degli indigeni sul proprio habitat, dimostra infatti che
linfluenza è stata perlomeno reciproca. Tuttavia la pendenza è una categoria che
qui fa parte della vita quotidiana. In un territorio come il nostro, i valichi
acquistano per esempio un significato particolare. Alla chiusura degli orizzonti
si contrappongono i passi, cioè le aperture verso nuovi mondi. Qualcuno ha parlato
di paesaggio verticale, con tutti i problemi che la ripidità e la verticalità possono
causare: asperità, fatica, valanghe. Lo spopolamento dei borghi montani ne è una
triste conseguenza, ma non è detto che si tratti di una scelta irreversibile. Già
si registra qualche caso di ripopolamento.
La comunità agricola si è assunta il compito di produrre il cibo dalla terra, ma anche
di proteggerla dallingerenza di altri uomini, potenziali concorrenti. Le pietre di
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Il contadino, oggi, è, per la prima volta nella storia, mediamente più ricco del cittadino
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confine tra i campi, da noi, hanno molte storie da raccontare: molte sono finite in
tribunale, alcune rimarranno per sempre nel folklore. Perché, tradizionalmente, le
pietre di confine sono sacre e guai a chi le sposta.
Il contadino, oggi, è, per la prima volta nella storia, mediamente più ricco del
cittadino. Spesso è anche più informato, e talvolta informatizzato. Ma la sua forma
mentis non cambia, chi nasce legato alla terra ci rimane. Nel corso dei secoli ha
sviluppato, per esempio, unavversione viscerale nei confronti del nomade, dello
zingaro, dello spiantato; cercheremo di capirne meglio le ragioni, perché anche
questa è antropologia del territorio.
Regole e particolari usi civici sono le tracce di un antico uso in comune del
territorio, soprattutto di pascoli e boschi. Il Trentino, terra di cooperazione,
ha visto relazioni umane che per secoli hanno rinsaldato i legami di comunità:
prestazioni dopera, consorzi, usi civici, collettivismo, mutualità nelledilizia
(se ci sono due tetti da fare, io aiuto te e tu aiuti me). Insieme con la cooperazione
allo sviluppo dei Paesi impoveriti, è questo il significato più nobile dellautonomia,
intesa non soltanto come solidarietà tra conterranei ma anche come apertura al mondo.
La motorizzazione e la viabilità hanno aperto nuovi orizzonti. Anche la mobilità sul
territorio può stimolare una antropologia del noi, per esempio esplorando il
rapporto culturale, fortemente affettivo, che i giovani hanno con il carro a motore:
lautomobile. Limportante ruolo della figura del meccanico sembra derivare
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I parchi non accontentano tutti, questo non è un segreto
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direttamente da quella del carraio, o carradore. In un territorio solcato da strade
in salita e piene di tornanti, la velocità dei nuovi mezzi di trasporto, purtroppo,
miete più vittime.
Nella prospettiva di unantropologia del territorio andrà inquadrato anche il
rapporto con le aree naturali (parchi e biotopi) protette da normative statali e
provinciali. I parchi non accontentano tutti, questo non è un segreto. E spesso loro
nemiche sono attività considerate tradizionali. Ma la sfida è proprio quella di
superare i vari interessi particolari e di maturare una nuova sensibilità naturalistica
che corrisponda a una nuova cultura: non di sfruttamento, ma di rispetto per un
ambiente solo apparentemente improduttivo. Considerato il nostro patrimonio
ambientale, apprezzato in Italia e allestero, si tratta di un nostro dovere nei
confronti delle generazioni future.