Antropologia del turismo

Qui troverete una serie di riflessioni sull’uso “ricreativo” del territorio, quello turistico, appunto, un uso relativamente recente. La comunità trentina,
Dal primo alpinismo alla scoperta dei soggiorni climatici nelle località di cura, all’attuale fenomeno di massa
cioè la comunità ospitante che nei secoli ha usato le risorse del territorio praticando attività tradizionali, oggi accoglie un gran numero di forestieri in vacanza. Questa pacifica “invasione” turistica comporta evidenti ricadute di tipo economico, soprattutto per quanto riguarda l’industria alberghiera. Ma il turismo non è soltanto economia. Quando va bene, è un rapporto tra persone di diversa estrazione, che riveste aspetti culturali poco indagati. E’ anche un incontro che innesca dinamiche di cambiamento sociale che meritano qualche riflessione.
Per iniziare occorrerà abbozzare una piccola storia del turismo in Trentino, dal primo alpinismo alla scoperta dei soggiorni climatici nelle località di cura, all’attuale fenomeno di massa. Turisti e indigeni frequentavano, sì, le stesse montagne, ma con la nascita dell’alpinismo la percezione del paesaggio cambia totalmente: dove il valligiano sperimentava freddo, fame, slavine e lavoro durissimo durante l’estate, il visitatore forestiero scopriva un mondo di sublime bellezza. Attirato e affascinato dall’ “esotismo” dei nostri monti, l’alpinismo - come scrisse Aldo Gorfer - rientrava ancora nella sfera del turismo culturale “per la sua carica di attenzione commossa nei riguardi della natura e dell’uomo”. Un uomo di tipo alpino, magari idealizzato, visto spesso e volentieri come un “buon selvaggio”, sano e silenzioso.
Il turismo ha anche esportato stili di vita cittadini nelle destinazioni montane, ha allentato antichi legami di solidarietà e ha portato squilibri economici
Paradossalmente, è poi stato proprio il turismo a portare tra i monti quegli elementi di turbativa della quiete che, anno dopo anno, tornava per ritrovare. Certo, il turismo di massa ha moltiplicato i posti di lavoro, ha arrestato il fenomeno dell’ emigrazione e ha innalzato - seppure in maniera diseguale da una valle all’altra - redditi e consumi. Ma ha anche esportato stili di vita cittadini nelle destinazioni montane, ha allentato antichi legami di solidarietà e ha portato squilibri economici. Spesso irrispettoso della sua risorsa primaria, la natura, ha inferto all’ecosistema ferite profonde. Il congestionamento e la perdita di tipicità (se non d’identità) delle località turistiche più appetibili sono sotto gli occhi di tutti.
La domanda turistica ha sempre riguardato una tipicità (seppure una tipicità dai contorni confusi) legata alla cultura del territorio. Sin dalla nascita delle prime Società di Abbellimento (“nonne” delle Pro Loco e delle Aziende di Promozione Turistica) le diverse manifestazioni locali costituivano altrettante attrazioni. E ancora oggi una fantomatica identità – perlopiù intesa nel senso di folklore, di tradizioni musicali, gastronomiche e artigianali – viene normalmente inclusa nell’offerta turistica. Questa turistizzazione delle tradizioni popolari è di indubbio interesse antropologico.
I souvenir del Trentino
Gli indigeni agli occhi dei forestieri, insomma, ma anche i forestieri agli occhi degli indigeni. Qual è lo statuto antropologico del visitatore che viene “da fuori”, del foresto? Che rappresentazione se ne sono fatti i nativi trentini, nel corso di centocinquant’anni di turismo?
E ancora un’altra tematica poco battuta, ma curiosa e divertente, verrà affrontata in questa parte del “chi siamo”: i souvenir del Trentino. Cioè quegli oggetti ricordo turistici (magari importati da Taiwan!) che parlano di noi, dei nostri paesaggi e della nostra cultura, nelle case dei forestieri. Quanto ci rappresentano?