Non
cè libro sugli usi e i costumi delle diverse valli del Trentino che non si lasci
andare a considerazioni amare sulla perdita delle tradizioni. Negli ultimi
cinquantanni, il cambiamento dello stile di vita tradizionale è stato progressivo
ed esponenziale. Se per alcune fasce della popolazione questo mutamento è
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Un passaggio che il geografo Paul Guichonnet, esperto di etnografia
alpina, ha definito dalla civiltà della segale a quella della pizza surgelata |
entusiasmante, per altre è scioccante. Molti elementi hanno concorso a spingere il
Trentino verso il brusco passaggio dalla società alpina rurale alla società
postindustriale, un passaggio che il geografo Paul Guichonnet, esperto di etnografia
alpina, ha definito dalla civiltà della segale a quella della pizza surgelata. Tra i
fattori più influenti vi sono la nuova mobilità fisica e intellettuale degli
autoctoni, larrivo dellindustria, la televisione, il turismo di massa e luniformità
culturale portata in montagna dallurbanizzazione.
Nella comunità trentina allettata da queste novità è venuto così a mancare il
tradizionale spirito di adattamento alle peculiarità dei luoghi, di cui è propriamente
fatta una cultura. In alcuni casi, questo progresso ha spinto le classi rurali a
rifiutare in blocco il passato. Il discorso economico è effettivamente rilevante.
Ormai è saltata, in Trentino, la classica contrapposizione tra cultura egemone (alta
e ricca) e cultura subalterna (povera e popolare), perché qui un contadino guadagna
più di un professore.
Si pone così il problema delle tradizioni, che sono anchesse in transizione.
Tradizioni da una parte delegittimate, volutamente scavalcate, o semplicemente
dimenticate: è il caso di certi giochi di forza e di destrezza (come il tiro alla
fune e la
balonzina) sostituiti da pratiche sportive più mediatiche, come il calcio
o la pallavolo. Tradizioni, daltra parte sbandierate, teatralizzate, reinventate.
Magari consumate, insieme a un panino imbottito, tra un carosello sciistico e laltro.
Non derivando più dal cuore del popolo, come si diceva una volta, le tradizioni
possono essere tranquillamente artefatte: in architettura, per esempio, si registra
il boom di un improbabile stile Country-Südtirol (il trionfo dellabbaino!) che va a
scapito della tipica sobrietà trentina. Oppure abbiamo tradizioni in coma profondo,
mantenute in vita artificialmente per fini politici o commerciali.
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Ma quandè che una tradizione si può dire autentica?
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Ma quandè che una tradizione si può dire autentica? Risponde la folklorista
sudtirolese Ulrike Kindl: Quando viene soggettivamente creduta vera allinterno
di una comunità, che ne garantisce e ne controlla lortodossia. E il caso nostro?
Ardua sentenza. Fatto sta che siccome le tradizioni, come afferma il sociologo Bruno
Sanguanini, non si fondano sulla loro presunta originalità o antichità, ma sul loro
uso sociale, nuove tradizioni possono nascere anche a fini strumentali. Un esempio
piuttosto calzante è quello delle nuove feste che sono andate di pari passo con un
crescente consumismo, come i giorni della mamma, del papà, degli innamorati, o la
festa della benedizione dellauto nuova. Con la sua consueta
verve il direttore degli
Museo degli Usi e dei Costumi della Gente Trentina, Giovanni Kezich, ha scritto:
Ovunque si stanno affermando modelli di festività diversi, con sonorità discotecare,
grostoli, lustrini e tette al vento. Per quanto tempo ancora gli antichi figuranti,
così cari allimmaginario etnòfilo, potranno resistere allinsulto iconoclasta della
modernità, o allabbraccio, quasi altrettanto letale, delle retoriche del revival e
dellautorappresentazione identitaria?.
Casi controversi e certo interessanti sono quelli in cui unAzienda di promozione
turistica decide di rinverdire una festa o una tradizione scomparsa per proporla ai
visitatori come quintessenza dellantica cultura locale. Succede in tutto il mondo,
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Le tradizioni sono una materia
infinitamente preziosa che non va protetta né snaturata, ma rielaborata |
succede anche in Trentino. Normalmente cè una buona dose di forzatura in queste
operazioni. Ciò non toglie che lusanza precristiana del Tratomarzo - proibita in
passato da bolle vescovili e da decreti governativi, per la sua licenziosità - a
Pinzolo e Madonna di Campiglio debba la sua resurrezione allAPT locale. Morto e
imbalsamato per i turisti, ora il Tratomarzo sembra rinascere in val Rendena.
In questa parte del chi siamo troverete altri casi di tradizioni vive, morte,
inventate, risorte. Se nascerà un forum dedicato a questo argomento, non sarà guidato
dalla politica, né affogherà nella nostalgia. Le tradizioni sono una materia
infinitamente preziosa che non va protetta né snaturata, ma rielaborata. La
specificità trentina non sta nella permanenza delle tradizioni di ieri, perché
la cultura tradizionale va integrata intelligentemente (non conservata come la
marmellata) con la modernità. Questo, perlomeno, è il punto di vista dell
antropologia.