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Fatima
El Barji, studentessa di Sociologia, è nata in Marocco nel 1980 e vive in Trentino da undici anni.
Come si trova in Trentino?
In generale abbastanza bene... salvo quando devo andare in questura a rinnovare il permesso di soggiorno. Laltro giorno un mio amico ebreo mi ha detto stupito: "Ma se sei più italiana di me!". Per molti di noi, dopo anni, è una dura prova, non veniamo trattati con molto rispetto.
Laspetto migliore del Trentino?
Sicuramente la natura. Sono una sciatrice (ho cominciato a sciare sul Bondone), ma mi piace anche camminare in montagna. Sul piano sociale, vedo molte attività positive nel campo del volontariato, della solidarietà, della cooperazione.
Quali difficoltà ha incontrato qui?
Affrontare procedure amministrative lente ed eccessive. In una parola, la burocrazia. Per lalloggio a noi chiedono requisiti di metratura e di abitabilità che non chiedono agli stessi trentini.
Che impressione ha della gente trentina?
Non sono tutti uguali, non sarebbe giusto dare un giudizio univoco. Per esempio, tra le ragazze trentine cè chi concepisce la famiglia esattamente come la concepisco io, altre invece sono pronte a sacrificarla alla carriera.
Una proposta
Mancano in Trentino spazi autogestiti di informazione per gli immigrati. Manca una radio in lingua araba.
La frase
Il hijab, il velo, il copricapo che porto io, certo è un qualcosa che non si vede spesso, fa impressione, mi mette in risalto, in generale nella quotidianità. I trentini mi dicono "Beh, sei qui, vestiti come noi, fai come noi". Allora io rispondo: "Se voi andaste in Marocco, dovreste vestire come noi". Quello che la gente vede in me è una certa tristezza, una certa costrizione, e questo è brutto perché comunque sono loro che hanno deciso per me che sono triste e questo non è vero! Il velo è qualcosa che mi dà forza, quindi lo porto con profonda convinzione e consapevolezza. Perché comunque anche sentirsi diverso ha un vantaggio, quello di essere più forte".
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