Giovanni
Morini, pensionato, è nato a Sassuolo nel 1938. Ha lavorato all'Ibm e in una joint-venture come direttore del personale. Frequenta il Trentino da dodici anni. Nel 1996 si è trasferito a Sacco di Rovereto, dove vive con la sua compagna.
Come si trova in Trentino?
Benissimo.
Qual è l'aspetto migliore del Trentino?
Apprezzo molto la natura, ma quello che mi colpisce di più è la bellezza dei centri storici.
Quali difficoltà ha incontrato qui?
Al Trentino mi sono adattato con calma, dunque non ho incontrato difficoltà. Due cose, però, mi hanno urtato: il tono poco cordiale della risposta alla mia richiesta di residenza (non un benvenuto, ma una comunicazione burocratica) e il fatto di avere dovuto attendere quattro anni per esercitare il diritto di voto.
Che impressione ha della gente trentina?
Io frequento Rovereto, una città positivamente meticcia. Che i trentini, in generale, siano chiusi è vero, ma personalmente cerco di spiegarmene le ragioni.
Una proposta
Mandare per uno stage in Romagna chi lavora nei servizi, a imparare l'accoglienza. A spese dell'Apt del Trentino.
La frase
Io amo questa terra anche per la sua storia... la geografia è il primo capitolo della storia. Dall'esterno è arrivata sempre la minaccia, gli eserciti, le ruberie. Per cui che l'esterno venga vissuto con sospetto, mi sembra del tutto naturale. La chiusura dei trentini è un fatto reale, però è assolutamente conseguente alla natura dei luoghi e alla loro storia. E' un elemento dell'essere trentino non meno delle montagne, non meno dello scorrere del fiume. Va benissimo, basta capirlo.