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Guadalupe
Firmo Chezzi è nata a Salvador di Bahia, in Brasile, nel 1951. Assistente sociale, abita in Trentino con la famiglia da tre anni.
Come si trova in Trentino?
Io mi trovo bene.
Laspetto migliore del Trentino?
Le montagne, senza la nebbia. Questo spazio fisico, nella sua grandezza, mi ricorda il mare, casa mia.
Quali difficoltà ha incontrato qui?
Ho ancora qualche difficoltà con la lingua. Quando i trentini capiscono da come parli che sei straniera, anziché aprirsi si chiudono; puoi avere una laurea, ma come persona perdi valore. Da noi lo straniero viene valorizzato e invitato. Non soltanto il soggiorno, tutte le stanze delle case si aprono per lui.
Che impressione ha della gente trentina?
Posso fare un esempio? Quando finisce la messa, in Brasile, ci abbracciamo. Qui, per scambiarsi il segno della pace, ci si stringe la punta delle dita!
Una proposta
Non sono titolata per fare proposte. Ma un suggerimento lo voglio dare: i trentini devono conservare la loro identità. Aprirsi a noi stranieri, sì, ma senza abbandonare il dialetto e senza perdere l'orgoglio di essere trentini.
La frase
Uno straniero non può pretendere (di) lasciare il suo paese e arrivare in Trentino, o in Italia, e trovare qui un paradiso. A carnevale, di solito, fanno una festa, dove si coinvolgono tutti gli abitanti, per stare insieme: un momento di fraternizzazione. Facevano un ragù di carne e mangiavano insieme. Quest'anno ho sentito che hanno cambiato e hanno fatto la pasta con il pomodoro per dare la possibilità anche agli stranieri di mangiare questa pasta. Però per me questo è stato sbagliato, perché questa è una tradizione trentina e come tale dev'essere preservata. Gli stranieri possono condividere una festa, o no. Però se vogliono condividere, devono condividerla nella forma che è fatta, non fatta per loro.
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