"Lo chador a scuola? Una pretesa inaccettabile"
Enzo Rutigliano (l’Adige 14 giugno 1998).

Doveva accadere presto o tardi anche da noi e, puntualmente, è accaduto: gli islamici hanno chiesto ai governo italiano di poter mandare le loro figlie nelle nostre scuole velate con lo chador, di poter avere classi esclusivamente femminili, di poter studiare il Corano e di avere insegnanti italiani che conoscano l’arabo. Questo loro la chiamano "vera integrazione". Era già accaduto qualche anno fa in Francia. Ricorderete le polemiche. Insomma, come se i nostri emigrati negli Usa o in Belgio, avessero preteso che gli insegnanti americani e belgi conoscessero l’italiano.
Ora se è vero che una cultura ospitante deve essere tollerante verso le culture che accoglie, è anche vero che la cultura ospitata deve accettare le regole del paese che la ospita perché se così non è immediatamente si creano conflitti. Integrazione significa che la cultura ospitante non emargina quella ospitata e quest’ultima accetta le regole del gioco, le regole di convivenza che la cultura ospitante si è data. Per gli islamici in occidente - almeno per gli episodi che stiamo commentando - significa invece voler imporre, in un paese che li ospita, le loro regole, le loro usanze, la loro cultura. L’immagine dell’islam come nemico storico dell’Occidente si alimenta certamente di queste prese di posizione, di queste richieste radicali.
Richieste che tenderebbero - se accettate - a riportare indietro, molto indietro, la nostra cultura, per esempio relativamente alla emancipazione femminile costata nel nostro paese dure battaglie non molto lontane nel tempo.
La realtà è che le culture non sono tutte uguali. Alcune sono molto avanti sulla via della emancipazione, del progresso, della tolleranza, delle istituzioni democratiche. Altre sono assai indietro: sono le culture della infibulazione, dello scannare i bambini per motivi religiosi, delle stragi etniche, eccetera.
Le culture avanzate hanno pagato molto duramente l’aver raggiunto la tolleranza e il rispetto della diversità. Non possono cedere su questo terreno anche perché con la loro cultura della tolleranza e della diversità devono indicare il cammino alle altre, devono porsi come esempio.
L’Occidente ha questo compito. Non può cedere di un solo millimetro.
Naturalmente, a questo punto, mi pare già di sentire l’indignazione delle anime belle, le accuse di xenofobia, le accuse all’Occidente per quello che in passato ha fatto ai popoli del Terzo mondo, il colonialismo, etc. Bene, tutto vero. E però, il principio in base ai quale queste anime belle criticano l’Occidente, i valori di giustizia, libertà, rispetto della persona umana, della parità tra gli uomini e le donne etc, questi sono principi dell’Occidente, sono l’espressione migliore dell’Occidente e non li troviamo in nessuna cultura orientale. Bisogna andare fieri di questo. Certo, autoaccusarci, fare autocritica per quello che in passato abbiamo fatto ai danni delle culture altre va bene, è giusto. E, tuttavia, se oggi queste culture ci accusano lo fanno in base a principi che noi abbiamo insegnato loro, che sono partiti da noi, che sono arrivati loro insieme alle cannoniere e allo sfruttamento.