Cultura unica e nuove identità

È curioso che si parli tanto di multiculturalità proprio ora che quasi tutto il mondo sta correndo verso un’unica concezione dell’essere e del vivere, cioè verso una cultura unica. Il punto non è tanto se in futuro avremo una società etnicamente composita, perché tale è già la realtà, piuttosto se e come sarà anche interculturale. Stando a Ruben Frizzera, opinionista del quotidiano l’Adige: "Se le cose non dovessero cambiare, fra vent’anni ogni trentino medio avrà la babysitter, o l’assistente del nonno, extracomunitari.
Aleksandar, 9 anni, macedone. Foto di Piero Cavagna.
Non mancheranno i matrimoni misti, ci sarà qualche moschea in più e la domenica sapremo prepararci anche quel certo dolce marocchino. Ma la società nel suo insieme, per quanto multietnica resterà rigorosamente monoculturale, dominata dalla nostra cultura, quella dei padroni (credo che il termine giusto sarà proprio questo) alla quale gli immigrati aspireranno come a un traguardo e a una realizzazione, che si riveleranno però sempre inarrivabili". Scatenando, perciò, frustrazioni.
Guardiamoci in faccia: qual è la cultura etnica di un giovane trentino e qual è quella di un giovane albanese, oggi? Si fatica a riconoscerle. La cultura dei giovani è praticamente identica, si esprime negli stessi comportamenti e nelle stesse icone, molte delle quali televisive.
È fatta di musica (o meglio di musiche: pop, rock, funky, rap, ecc.), di rime e di gingle derivati dal mondo della pubblicità, dell’umorismo greve dei Simpson, di nozioni calcistiche più precise di quelle ecologiche e geopolitiche, di computer, motori, bigiotteria, fast food, popocorn al cinema e abbigliamento firmato, soprattutto scarpe e giacconi. Si tratta insomma di quella cultura che, come sostiene il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi, costituisce una "identità di marca". Se un marocchino, un pakistano e un trentino portano sulle scarpe da ginnastica lo stesso baffo della Nike, qualcosa in comune ce l’hanno: consumano gli stessi prodotti.
Magrebino o trentino, cristiano o musulmano, poco importa: l’importante... è diventare un campione. Foto di Piero Cavagna.
Si profila un nuovo modello di multiculturalità, detta "multiculturalità di mercato"domanda-offerta. Per esempio, con emittenti televisive che mirano a bacini d’utenza etnico-linguistici minoritari, ma dotati di capacità di spesa (è il caso dei network in lingua spagnola di certe zone degli Stati Uniti). Queste e altre pratiche, com’è da noi la raccolta stagionale della frutta da parte di immigrati "mordi e fuggi", rispondono a un semplice calcolo economico circa i vantaggi della mobilità e della multietnicità.
I nomi che risuonano nelle valli del Trentino, in parte, sono cambiati: Youssef, Nureddin, Rachid, Sanja, Anila, e così via. Ma è anche vero che a forza di Tommy, Dennis e Samanthe, il nome Maria rischiava già l’estinzione. Prima, e non a causa, dell’arrivo dei Mohammed.



Bibliografia:

Vanni Codeluppi, Il potere della marca, Bollati Boringhieri, Torino 2001.