L'incontro difficile

Gli incontri tra persone e tra culture diverse non sono facili. Né sulle Alpi, né altrove. All'interno della nostra stessa regione, per esempio, sussitono alcune difficoltà di relazione, congelate più che sciolte, fra trentini e altoatesini. Paradossalmente, ci voleva forse l'immigrazione di persone di cultura araba e di religione musulmana, per risuscitare un importante dibattito sull'interculturalità, che ci tocca molto da vicino.
Elaborazione al computer di un disegno di Balabas (dal volume Intolleranza, Studio d'Arte Andromeda di Trento, Glénat 1993).
I motivi per cui gli incontri tra diverse culture possono risultare difficili sono vari. C'è infatti chi vive questa situazione con un senso di spaesamento ("Si vedono in giro facce che la gente non conosce"). Chi la prende come una sfida, o addirittura come un'invasione. Alex Langer diede una spiegazione antropologica di questo atteggiamento, che sarebbe dovuto a un'eredità di chiusura mentale. La cultura contadina esprime infatti una coscienza territoriale che comporta una "necessaria" diffidenza nei confronti delle novità. Questa disposizione di fondo, sostanzialmente conservatrice, opporrebbe una sorta di resistenza immunitaria agli elementi estranei. Si spiegherebbe in questi termini anche il diffuso disprezzo popolare nei confronti dei nomadi e dei seminomadi (bollati genericamente come zìngheni).
Il sociologo trentino Renzo Gubert ha denunciato una "frizione dello spazio", una perdita d’identità e una "crisi di legittimazione della tradizione" dovute al processo di modernizzazione. Ma le statistiche dicono che i trentini che hanno avuto occasione di viaggiare e di studiare, reagiscono con maggiore apertura alle novità della multiculturalità.
Esiste naturalmente un problema di rispetto delle regole e un problema di criminalità. Ma è un cane che si morde la coda: se gruppi di immigrati vengono costretti al margine della società, per vivere si arrangiano ai limiti della legalità; e così più delinquono più cresce la loro emarginazione. A pagare sono gli immigrati cosiddetti regolari, poiché in queste circostanze - non di rado complici i mass media - si tende a fare di tutta l'erba un fascio.
Il Trentino si è aperto all'immigrazione anche perché ha bisogno di braccia, chiare o abbronzate, poco importa. Ma gli immigrati portano anche la loro testa, perché sono uomini e donne interi. Considerare la cultura di cui sono portatori come un inconveniente, è inaccettabile.
Resta il fatto che vivere quotidianamente la differenza, oggi, è complicato. Paternalismo, indifferenza e arroganza sono purtroppo pratiche diffuse nell'incontro, sotto casa, con questi "altri". Né funziona un generico "vogliamoci bene". Certo per noi era più comodo fare la beneficienza ai negretti del Biafra, quando la distanza rendeva semplice l'approccio alla diversità. Quella distanza di sicurezza, oggi, non c'è più.



Bibliografia:

Franco La Cecla, Il malinteso, Biblioteca di Cultura Moderna Laterza, Bari 1997.


Per saperne di più
Pierangelo Giovanetti, "Si vedono in giro facce che la gente non conosce", l'Adige, 6 maggio 2001.