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Nedzmi
Mati è un extracomunitario, albanese di Macedonia, in Italia da undici anni. Ha 44 anni, è sposato con due figli che frequentano le Superiori al Tambosi, ed è di religione musulmana. Di lavoro spacca cubetti di porfido ad Albiano. Paga: due milioni e duecentomila al mese. Per fare quello che i trentini non vogliono più fare.
Ospite di casa Mati è il senatore Renzo Gubert, candidato del centro-destra, che ha fatto degli immigrati uno dei temi centrali della sua campagna elettorale. "Gli extracomunitari sono un pericolo per la nostra cultura", aveva detto nella famosa serata di Borgo.* "Minacciano la nostra identità. E poi la gente non ama il diverso". La moglie di Nedzmi, Dzevaire, ha preparato un appetitoso vassoio di baklava, il dolce albanese ripieno di noci e pasta sfoglia, innaffiato di sciroppo di zucchero. Ma prima di sedersi a tavola, tutti si levano le scarpe. Come da usanza musulmana. E il senatore Gubert si adegua.
MATI - Senatore, in questi mesi ho ascoltato i suoi discorsi e ho letto i suoi interventi: lei parla di noi immigrati come di un pericolo. Io vado in cava a spaccare il porfido, pago le tasse, rispetto le leggi italiane, non impongo la mia cultura e la mia religione a nessuno, anche se cerco di mantenerla per me e i miei figli. Perché ha così tanta paura di noi?
GUBERT - Bisogna distinguere. Su un piano personale io non ho nulla contro di lei e la sua famiglia. Io sono solo contro la mescolanza etnica, contro l'obiettivo di chi vuole mescolare le culture. Dovunque vi sono culture diverse c'è scontro. Dovrebbe saperlo lei che è albanese di Macedonia. Albanesi e macedoni si combattono da secoli.
MATI - Ci sono anche esempi di popolazioni diverse che vivono pacificamente insieme, come in Svizzera o in Belgio. Io credo che se ci si conoscesse di più reciprocamente, tanta paura verrebbe meno. Io in val di Cembra ho organizzato balli e incontri culturali per la comunità albanese, ma anche aperti alla comunità locale. E in dieci anni che ho vissuto a Lisignago non ho mai riscontrato problemi tra albanesi e macedoni e la popolazione di Cembra.
GUBERT - Sì, ma il ritmo impressionante in cui è avvenuta l'immigrazione in Trentino e in Italia negli ultimi dieci-quindici anni costituisce un pericolo per la nostra cultura e per la nostra identità. Il rischio è che si crei una società multietnica, che cancelli la cultura trentina. Anche perché gli immigrati fanno figli, i trentini no.
MATI - A dir il vero, è più facile che siamo noi a perdere la nostra cultura e la nostra identità venendo qui da voi. Io cerco di trasmettere ai miei figli le nostre tradizioni, ma loro parlano già il dialetto trentino. Noi non siamo venuti in Trentino per colonizzare, ma perché qui cercavano chi lavorasse nel porfido.
GUBERT - Però, insieme a chi lavora, giungono in Italia criminali, chi spaccia droga o prostituzione.
MATI - Io insegno ai miei figli il rispetto della legge italiana e della cultura trentina. Credo che mele marce ci siano tra gli immigrati, ma anche tra gli italiani. Comunque mi domando: se non ci fossero le prostitute albanesi, il problema sarebbe risolto? Prostituzione e spaccio scomparirebbero, o li farebbero gli italiani?
GUBERT - Su questo ha ragione. Resta la questione che gli immigrati sono troppi". MATI - Sono le imprese del Trentino a chiedere gli immigrati. Senza di loro, l'economia in tanti settori si fermerebbe.
GUBERT - Basterebbe che i trentini facessero più figli. Non servirebbero allora gli immigrati".
L'ADIGE - Lei crede che i figli dei trentini andrebbero a fare i lavapiatti, o nelle cave, o a cuocere il pane al forno, alzandosi alle una di notte, lavori tutti svolti oggi dagli extracomunitari?
GUBERT - Basta pagarli di più. Basta dare 4-5 milioni al mese e i trentini faranno quei lavori.
Signora MATI - Come dicono in val di Cembra: se non ci fossimo noi, li pagherebbero 5 milioni al mese.
GUBERT - Avete visto che ho ragione io.
L'ADIGE - Oggi il costo del lavoro in Italia è già pesante. Non teme che gli imprenditori, caricando ulteriormente il costo del lavoro, trasferirebbero le attività altrove? "Il costo del lavoro non è alto per gli stipendi, ma per la pressione fiscale e contributiva. Comunque c'è anche l'altra soluzione: portare più tecnologia e far fare quei lavori alle macchine.
MATI - Impossibile nel porfido. Non c'è macchina che lo fa. Bisogna farlo a mano. GUBERT (rivolto alla figlia di Nedzmi Mati) - Tu sei musulmana. Se trovassi un fidanzato cristiano, cosa faresti?
RINA MATI - Non lo so.
GUBERT - Da voi, se un musulmano si converte al cristianesimo, viene ucciso?
NEDZMI MATI - No, assolutamente. Noi non siamo musulmani integralisti.
GUBERT (sempre rivolto alla figlia)- Tu segui l'ora di religione a scuola?
RINA MATI - No, esco.
GUBERT - E perché? Se io abitassi in un Paese musulmano, seguirei l'ora di religione, per conoscere meglio la realtà dell'altro.
Signora MATI - Per noi musulmani, molte delle preghiere sono le stesse dei cristiani. Abbiamo gli stessi profeti. Lo stesso libro.
GUBERT - Però per voi noi siamo degli infedeli...
MATI - Spesso mi chiamano nelle scuole per fare il mediatore culturale. Aiuto l'inserimento dei bambini albanesi, e spiego alle classi la nostra cultura per far conoscere le differenze. Non potrebbe essere questa una soluzione: quella di conoscerci meglio? Non ci aiuterebbe a vivere in pace nella diversità di ciascuno?
GUBERT - Io ho girato un po' il mondo. Ho conosciuto molte persone diverse, di culture diverse. Ma poi ciascuno restava a casa sua, nel suo ambiente. Io sono contrario a questo, che gli immigrati vengano qui. Meglio aiutarli perché restino là dove sono. Oggi non c'è più controllo sociale nei paesi. Si vedono in giro facce che la gente non conosce.
MATI - Non crede che sia diventata una psicosi. In fin dei conti nella vicina Austria, la percentuale degli immigrati arriva al 6-7%. Noi siamo lontani da queste percentuali. Eppure, appena c'è il delitto di Novi Ligure, subito si scatena la caccia all'immigrato.
GUBERT - Su questo ha ragione. Non si deve generalizzare.
MATI - Senatore, se lei fosse al mio posto, cosa farebbe? Come si comporterebbe per tranquillizzare i trentini e per far cadere molte paure e molti stereotipi?
GUBERT - Se io fossi al suo posto, farei quello che fa lei. Io non ho alcuna obiezione da fare a lei, o al comportamento della sua famiglia. Lei cerca di mantenere la sua cultura, e di non imporla agli altri. Combatto solo l'immigrazione, perché porta sofferenza. A cominciare dagli immigrati stessi, che soffrono a stare qui.
MATI - Noi siamo qui da undici anni, ma se prendiamo la cittadinanza italiana perdiamo quella del nostro Paese. Perché non possiamo avere la doppia cittadinanza?
GUBERT - Io mi sono impegnato per la doppia cittadinanza agli emigrati trentini. Non posso certo oppormi a concederla anche agli immigrati italiani. Non ci sarebbe nulla di male anche che un immigrato possa avere diritto di voto. Per lo meno, dopo un certo periodo di residenza.
* La serata di Borgo cui fa riferimento l'articolista è il convegno organizzato dall'associazione "La terra degli avi" il 9 febbraio 2001, a Borgo Valsugana, intitolato "Il falso mito della società multietnica".
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